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L’antidoto al pensiero unico – il Giornale

Signori, accomodatevi. Ma lasciate fuori il politicamente corretto: la realtà bussa con la grazia di un bulldozer. Il paradosso è servito. Mentre le cancellerie si fanno il segno della croce e i tecnocrati in cachemire gridano al fascismo, Donald Trump resta l’unico, vero democratico in campo. Nell’Occidente dei filtri Instagram, l’uomo dal riporto impossibile parla la lingua della democrazia vera: quella che puzza di grasso per motori, di bollette e di voti che pesano più dei tweet.

Guardatevi intorno. Da una parte le oligarchie del pensiero unico, i signori del silicio che vedono un’officina solo nei documentari. Dall’altra, lui. Trump non è un’anomalia: è la reazione chimica a un sistema che ha scambiato i cittadini per utenti. È l’anarca che usa il sistema per scardinarlo. Mentre i progressisti discutono di pronomi nelle Ztl, lui va dove batte il dente del popolo. Ce ne servirebbero due: uno per il deep state americano, l’altro per un’Europa che muore di noia e regolamenti. Perché il vero malato non è Washington, ma questo museo chiamato Ue. Un non luogo dove l’ideologia green sostituisce il pane e la burocrazia il coraggio. Siamo noi il problema: guardiamo il dito (Trump) e ignoriamo la luna (il declino) che ci crolla in testa.

La minaccia non è l’uomo che urla nei comizi, ma il silenzio dei corridoi del potere dove decidono la nostra fine con un sorriso cortese. Se il populismo è la medicina contro l’oligarchia del nulla, allora ne serve una dose doppia. Possibilmente imparando dagli Usa.


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