Lamezia, prosciolto il complice dell’omicidio del boss De Sensi dopo 37 anni
Prosciolto in appello il complice del killer autore dell’omicidio del boss Cesare De Sensi avvenuto 37 anni fa a Nicastro (Lamezia Terme)
LAMEZIA TERME – Sarebbe stato alla guida di una Vespa con a bordo il killer del boss Cesare De Sensi, ucciso il 29 settembre del 1989 poco dopo le 11 all’interno del “Mercato coperto” di Nicastro, nei pressi di una pescheria. Mentre De Sensi si recava a comprare del pesce, veniva raggiunto da diversi colpi di pistola 7.65 (sul luogo, rinvenuti 7 bossoli e una ogiva). Per quel delitto, a Luigi Ferraiuolo, detto “u metru”, di Lamezia Terme, oggi 55 enne, la condanna in primo grado a 30 anni, in appello. Ma ora ora è prosciolto in riforma della sentenza di condanna di primo grado in accoglimento delle argomentazioni difensive dell’avvocato Antonio Larussa, difensore dell’imputato, che aveva eccepito l’erronea valutazione ed interpretazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
La Corte d’Appello ha escluso le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti e futili, prosciogliendo completamente l’imputato dichiarando il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato, maturata, per effetto della esclusione delle aggravanti, prima della condanna di primo grado. Si conclude così, dopo ben 37 anni da un fatto che all’epoca per le sue modalità aveva suscitato diverso clamore, la vicenda dell’omicidio di Cesare De Sensi, ritenuto appartenente alla storica famiglia di ‘ndrangheta.
Le indagini e la testimonianza di un poliziotto
Dalle indagini emerse che l’autore del delitto, che aveva agito a volto scoperto, si era allontanato dal luogo a bordo di una Vespa di colore bianco, alla guida della quale vi era un complice. Il killer, una volta colpita la vittima, prima di salire a bordo del motoveicolo aveva esploso, a scopo intimidatorio, alcuni colpi di arma da fuoco. A seguito di perquisizione domiciliare presso l’abitazione della vittima, invece, rinvenuta una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa.
Il primo ad avvertire dell’accaduto la Sala operativa del Commissariato di Lamezia Terme era un ‘assistente della Polizia di Stato, il quale, libero dal servizio, si trovava occasionalmente insieme ai suoi familiari nei pressi del “Mercato coperto” quando, intorno alle ore 11.25, aveva udito dei colpi di arma da fuoco, notando che, dalla pescheria di Gino Benincasa, si stava allontanando “un giovane con due pistole in pugno, che continuava a sparare per aria per farsi strada e salire su una Vespa 50 di colore bianco guidata da un suo complice che lo attendeva.
Il poliziotto aveva provato ad inseguire i due con la propria autovettura ma era rimasto bloccato dal traffico che nel frattempo si era creato e dalle persone che affollavano la piazza, fornendo la descrizione dei killer ossia che “a sparare è stato un giovane di circa 30 anni, alto 1,70 – 1,75 circa di corporatura normale, con capelli corti di colore castano scuro e ricci, indossava una camicia a quadri di colore bianco e azzurro e jeans, mentre l’altro era di statura piccola e indossava una maglietta di colore bianco”.
Le dichiarazioni dei pentiti
La vicenda relativa all’omicidio era finita nell’operazione “Primi Passi” che vedeva coinvolti esponenti ritenuti a vario titolo partecipi della cosca, all’epoca unitaria, “Cerra – Torcasio – Giampà. Successivamente, la vicenda relativa all’omicidio di Cesare De Sensi veniva trattata nell’ambito di altro procedimento nel corso del quale il collaboratore di giustizia Pasquale Giampà, detto “Millelire”, sulla scorta delle proprie dichiarazioni, veniva ritenuto tra i mandanti. In particolare, avrebbe avuto il compito di individuare i due esecutori materiali e dare loro l’incarico di uccidere De Sensi. Il giudizio abbreviato, anche in tal caso, si concludeva con sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto.
A questi elementi, si aggiungevano le risultanze delle investigazioni svolte a riscontro delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, quali: Tommaso Mazza, Rosario Cappello, Pasquale Giampà, Pasqualino Delia, Giuseppe Angotti, Gennaro Pulice e Giuseppe Giampà. Le ulteriori indagini consentivano cos’ di giungere alla compiuta identificazione di Ferraiuolo, all’epoca diciottenne, quale complice dell’esecutore materiale, in particolare di aver guidato la Vepsa con a bordo il killer di De Sensi. Il Gup (o il giudice) rinviò a giudizio Ferraiuolo — difeso dall’avvocato Antonio Larussa del Foro di Lamezia Terme — con l’accusa di omicidio aggravato dalle finalità di agevolazione della cosca Cerra-Torcasio-Giampà, nonché con metodo mafioso, con premeditazione e con motivi abietti e futili.
Il processo, celebrato con il rito abbreviato nel 2023, a distanza di 34 anni dal fatto, davanti al gup distrettuale di Catanzaro nelle forme del giudizio abbreviato, vedeva l’unico imputato condannato alla pena di anni 30 di reclusione e al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili, ossia dei familiari di De Sensi. La Corte di Assise di Appello di Catanzaro ha ora riformato la sentenza di primo grado prosciogliendo Luigi Ferraiuolo
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