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La Spagna degli scandali: Pedro Sánchez accerchiato da inchieste, processi e accuse di corruzione

Otto anni al governo hanno trasformato Pedro Sánchez nel premier più longevo della recente storia politica spagnola. Ma la sua permanenza alla Moncloa coincide oggi con una delle più vaste crisi politico-giudiziarie mai affrontate da un esecutivo democratico del Paese. Secondo un conteggio, sono 126 le persone tra dirigenti del Partito socialista, ex ministri, collaboratori, funzionari pubblici e figure vicine al presidente coinvolte, a vario titolo, in procedimenti penali o indagini che ruotano attorno all’universo socialista.

Il governo continua a reggersi grazie al sostegno della coalizione di sinistra Sumar e all’appoggio parlamentare dei partiti nazionalisti catalani e baschi, che al momento non hanno alcun interesse ad aprire una crisi di governo. Il Partito Popolare e Vox chiedono invece elezioni anticipate, ma non dispongono dei numeri per far cadere l’esecutivo. La vera minaccia per Sánchez arriverebbe soltanto dall’eventuale dimostrazione di un sistema di finanziamento illecito del Psoe, ipotesi che finora non è stata accertata.

Dal “caso Koldo” ai fedelissimi del premier: la rete di inchieste che assedia il Psoe

Il cuore della crisi resta il cosiddetto caso Koldo, nato dagli appalti per l’acquisto di mascherine durante la pandemia. Lo scandalo ha travolto l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, per anni uno degli uomini più fidati di Sánchez, e il suo ex consigliere Koldo García, entrambi condannati per reati che comprendono organizzazione criminale, corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita.

L’inchiesta si è progressivamente estesa fino a coinvolgere Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del Psoe e considerato l’artefice della rinascita politica di Sánchez nel 2017 e delle delicate trattative con gli indipendentisti catalani e baschi che permisero al premier di conservare il potere dopo le elezioni del 2023.

Arrestato nel giugno 2025 con accuse di corruzione, associazione a delinquere e traffico di influenze, Cerdán ha trascorso 142 giorni nel carcere di Soto del Real prima di ottenere la libertà provvisoria. Da allora continua a proclamarsi vittima di una persecuzione politica, mentre gli investigatori lo indicano come una delle figure centrali del sistema di relazioni che avrebbe favorito appalti pubblici e pressioni sulle istituzioni.

Alla lunga lista si sono aggiunti recentemente anche Belén Gualda e Bartolomé Lora, presidente e vicepresidente della Sepi, la holding pubblica che gestisce le partecipazioni industriali dello Stato, oltre alla direttrice generale della Guardia Civil Mercedes González e al direttore operativo Manuel Llamas, accusati di aver ostacolato l’attività investigativa degli agenti impegnati nelle indagini sul cosiddetto “circolo magico” del premier.

La famiglia Sánchez sotto i riflettori e il sospetto di una rete di protezione istituzionale

Il fronte più delicato riguarda direttamente la famiglia del presidente. La moglie del premier, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio nell’ambito dell’inchiesta condotta dal giudice Juan Carlos Peinado. Le accuse comprendono traffico di influenze, appropriazione indebita e altri reati legati alla gestione della cattedra universitaria che dirigeva a Madrid. L’indagine è nata da una denuncia presentata dal sindacato Manos Limpias.

Anche il fratello del premier, David Sánchez, musicista e direttore d’orchestra, è sotto processo con l’accusa di traffico di influenze e presunte irregolarità nell’assegnazione di un incarico pubblico presso la Diputación di Badajoz. Secondo gli investigatori, quel posto sarebbe stato creato appositamente per lui; la difesa respinge ogni addebito.

Nel frattempo un’altra inchiesta, coordinata dal giudice Santiago Pedraz, cerca di accertare l’esistenza di una rete che avrebbe tentato di screditare magistrati e investigatori della Guardia Civil impegnati proprio nei fascicoli riguardanti la famiglia e gli uomini più vicini a Sánchez.

Figura centrale di questa vicenda è Leire Díez, ex consigliera socialista soprannominata dalla stampa “l’idraulica”, accusata di aver raccolto informazioni compromettenti su magistrati, agenti e imprenditori, con l’obiettivo di ostacolare le indagini. Tra gli indagati figurano anche la gerente nazionale del Psoe Ana María Fuente e i vertici della Guardia Civil coinvolti nelle presunte pressioni sugli investigatori.

Lo scontro giudiziario non riguarda soltanto il governo socialista. Anche il Partito Popolare continua a convivere con l’eredità del caso Gürtel, la gigantesca rete corruttiva che nel 2018 provocò la caduta del governo di Mariano Rajoy.

Oggi però l’attenzione si concentra sul caso dell’ex procuratore generale dello Stato Álvaro García Ortiz, ritenuto vicino al governo Sánchez.

Condannato dalla Corte Suprema all’interdizione dai pubblici uffici per rivelazione di segreto d’ufficio, García Ortiz è accusato di aver diffuso informazioni riservate relative all’inchiesta fiscale su Alberto González Amador, imprenditore e compagno della presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso.


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