Cultura

La satira di The Boys sulla FCC si fa cronaca: l’ennesima scena della serie di Eric Kripke diventa realtà

ATTENZIONE! Questo articolo contiene spoiler sulla quinta stagione di The Boys. Se non hai ancora visto gli episodi, non proseguire nella lettura.

Quando la satira smette di essere solo satira e diventa un inquietante specchio della realtà, qualcosa di strano sta accadendo. The Boys, la serie Prime Video che non ha mai avuto peli sulla lingua nel prendere in giro supereroi, politici e l’industria dell’intrattenimento, ha colpito ancora. Ma questa volta la coincidenza è così precisa da far venire i brividi: una battuta apparentemente innocua nell’episodio 5 della quinta stagione ha anticipato di pochi giorni uno scandalo reale che coinvolge l’amministrazione Trump, la FCC e la rete televisiva ABC.

La scena in questione arriva durante “One Shots”, quando Ashley Barrett, l’ex CEO di Vought ormai diventata vicepresidente, viene interrotta da Sister Sage mentre cerca di portare avanti i suoi piani di controllo mediatico. Frustrata, Ashley sbotta: “Ero a un passo dal convincere la FCC a ritirare ogni licenza di trasmissione tranne quella di VNN“. VNN è il network di propaganda di Vought nella serie, l’equivalente finzionale di canali fortemente schierati. La battuta sembra esagerata, volutamente estrema, un esempio di quel sarcasmo sopra le righe che caratterizza lo show. Eppure, quella che doveva essere una iperbole satirica si è trasformata in cronaca.

Pochi giorni dopo la messa in onda dell’episodio, la Federal Communications Commission ha ordinato una revisione anticipata delle licenze di trasmissione di otto stazioni televisive di proprietà Disney, tra cui ABC. Il motivo? Le crescenti pressioni dell’amministrazione Trump per far licenziare Jimmy Kimmel, conduttore del late-night show Jimmy Kimmel Live, dopo una battuta su Melania Trump che non è piaciuta alla Casa Bianca. Secondo quanto riportato da Sky News, le stazioni devono ora sottoporsi a controlli straordinari in un clima di tensione crescente tra potere politico e libertà di espressione.

The Boys – Prime Video

Non è la prima volta che Kimmel finisce nel mirino. Nel 2025 il suo programma era stato temporaneamente sospeso dopo alcune battute rivolte direttamente al presidente degli Stati Uniti. Ma l’escalation recente, con la richiesta esplicita di licenziamento e la revisione delle licenze broadcasting, porta la vicenda su un piano completamente diverso. Quello che in The Boys è presentato come una distopia esagerata – l’idea che un’amministrazione possa usare la FCC per silenziare i media scomodi – improvvisamente non sembra più così lontano dalla realtà.

The Boys ha superato sé stessa pochi episodi prima, quando Patriota, il villain principale interpretato da Antony Starr, sviluppa un complesso messianico che lo porta a volersi sostituire a Dio. Chiese rinominate, bibbie riscritte a sua immagine e somiglianza: tutto sembrava un delirio creativo portato all’estremo. Poi, pochi giorni dopo la messa in onda dell’episodio 3, Donald Trump ha pubblicato sui social un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù. Anche se il presidente ha successivamente dichiarato di aver pensato che l’immagine lo mostrasse come un dottore, il parallelo era impossibile da ignorare. Persino Eric Kripke, creatore della serie, ha ammesso di non aspettarsi che la realtà avrebbe imitato la sua finzione con tale tempismo.

Quello che rende questi casi ancora più significativi è il fatto che The Boys è stata spesso criticata per essere “troppo ovvia” nella sua satira, per non lasciare spazio all’interpretazione. Alcuni l’hanno accusata di essere didascalica, di non fidarsi dell’intelligenza del pubblico. Ma quando la vita reale inizia a replicare scene che dovrebbero essere parodie iperboliche, forse il problema non è la serie. Forse il problema è che il confine tra ciò che è credibile e ciò che è assurdo si sta assottigliando troppo rapidamente.


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