Abruzzo

La sanità diventa sempre più un privilegio per pochi


“Il Programma operativo sanitario Abruzzo 2026-2028, approvato dalla Regione, presenta criticità soprattutto per la provincia di Chieti, con carenze di personale medico, infermieristico e sociosanitario, strutture ospedaliere e territoriali insufficienti, infrastrutture viarie e tecnologiche carenti e lunghe liste d’attesa”. 

Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil Chieti, Franco Spina, sottolineando che il Piano rischia di indebolire ulteriormente la sanità pubblica locale, accentuando disuguaglianze territoriali, penalizzando le aree interne e trasformando il diritto alla salute in un privilegio legato alla condizione economica del cittadino, per il sindacalista “servono investimenti mirati, adeguamento degli organici, potenziamento dei servizi di prossimità e una politica concreta per ridurre i tempi di attesa e garantire l’accesso alle cure pubbliche, senza ricorrere a calcoli economici o tagli lineari che penalizzano i cittadini”.

E ancora: “Nella nostra provincia tranne due case di comunità, tutte le altre sono a rischio non avendo nemmeno speso il 50% dei fondi destinati.Una mancata programmazione ed efficienza, che si ripercuote sulla popolazione a partire dagli anziani, dai malati cronici e dai cittadini residenti nei Paesi delle aree interne e montane. Senza un reale presidio sanitario pubblico e con infrastrutture carenti, senza un trasporto pubblico efficiente i cittadini si vedranno costretti a spostamenti lunghi e ricorso spesso alla sanità privata per avere prestazioni in tempi ragionevoli”.

Proprio sul tema delle liste d’attesa, per Spina “il Piano non introduce misure strutturali capaci di dare una visione e una svolta reale sui tempi di accesso alle prestazioni. In un territorio dove già oggi visite ed esami richiedono mesi se non anni di attesa, il risultato concreto sarà un aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie e una sanità sempre meno accessibile per chi non può permettersi il privato. Allora serve chiarezza, se il rischio è che non si riusciranno a completare e potenziare le opere di costruzione delle case di comunità e degli ospedali di comunità e, se non ci si preoccupa poi di organizzare la presenza in tali strutture, qualora realizzate, di personale e strumentazione sufficiente al loro funzionamento e se, il tema delle lunghe attese per ottenere prestazioni dal pubblico si compensa con una visione di privato accreditato, allora noi siamo fortemente preoccupati e comprendiamo meglio ciò che viene scritto nel Programma operativo che parta di “Elaborazione di analisi di fattibilità per partenariato pubblico-privato”, ove vi è scritto chiaramente che ‘l’obiettivo tende a realizzare analisi di fattibilità per la ristrutturazione/riqualificazione dell’offerta del servizio sanitario regionale, attraverso il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, relativamente a presidi ospedalieri caratterizzati da elevati costi di gestione e bassa produzione di volumi di attività’. Se il diritto alla salute diventa un mero calcolo economico (costi/volumi di produzione) – chiude –  allora possiamo dire che siamo di fronte ad una deriva che trasforma il diritto alla cura in un privilegio legato alla condizione del cittadino e che rischia di accentuare uno squilibrio già evidente nella provincia di Chieti”.


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