«Mia figlia era sparita, qui è un disastro»
ANCONA Per qualche interminabile secondo ha conosciuto la paura più grande che possa travolgere una madre. Alma, sette anni, era scomparsa tra la folla. Attorno a lei si era scatenato il panico: la gente correva in tutte le direzioni urlando, mentre la terra tremava e le pareti del Millennium, l’imponente centro commerciale nella zona est di Caracas, ondeggiavano come un castello di carta. È una storia che arriva da lontano, ma che in queste ore ha toccato profondamente Loreto e Porto Recanati.
Le scosse
Nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Venezuela, trasformando in pochi istanti una giornata di festa nazionale in una delle catastrofi più gravi che il Paese ricordi.
Tra chi ha vissuto quei drammatici momenti ci sono una bambina loretana e sua madre, Francis Vetancourt, titolare del centro Munay Estetica e Benessere a Porto Recanati.
Da alcuni giorni erano nella capitale sudamericana per trascorrere qualche settimana con la nonna e gli zii materni della piccola. Il padre, l’ingegnere Michele Pallotta, era rientrato in Italia appena il giorno precedente. «Eravamo nel parco giochi del complesso commerciale quando all’improvviso c’è stato il terremoto – racconta la mamma -. Tutti hanno cominciato a correre. Io continuavo a chiamare Alma, ma non riuscivo più a vederla. È stato terribile il pensiero che potesse succederle qualcosa e non fossi lì a proteggerla».
Tutto oscillava
All’esterno il Millennium sembrava sul punto di cedere. I video girati da chi era riuscito a mettersi in salvo mostrano l’intera struttura oscillare in maniera impressionante, mentre migliaia di persone si riversavano all’aperto terrorizzate. Poi, tra la confusione, Francis ha scorto una sagoma familiare. «Uno dei ragazzi dell’area giochi l’aveva stretta e coperta con il proprio corpo per metterla al riparo».
Nel caos di quei minuti la donna ha perso anche il telefono. Per ore parenti, amici e clienti in Italia hanno cercato inutilmente di contattarla, temendo il peggio. Per fortuna sia lei che la figlia sono illese e ora alloggiano in una zona più sicura. Drammatico è invece il bilancio di chi non ce l’ha fatta. Il sisma ha messo in ginocchio un Paese già provato da anni di crisi economica e sociale.
Il bilancio
Alla devastazione si sono aggiunte le croniche carenze di acqua, elettricità e servizi essenziali, rendendo ancora più difficili i soccorsi. Migliaia di famiglie hanno perso la casa, interi quartieri sono stati rasi al suolo e sono ancora tantissime le persone intrappolate sotto le macerie. Il conto delle vittime è ancora provvisorio: oltre 920 morti, più di 4.000 feriti, 50.000 dispersi.
L’appello
«È un disastro sopra un altro disastro – dice Francis che lancia un appello per aiutare il popolo venezuelano -. Ancora una volta la vita mi ha messo davanti a due facce opposte: da una parte la tragedia, che ti fa sentire piccola, dall’altra la forza straordinaria di chi continua a lottare. A chi può, chiedo un pensiero, una preghiera. Ci sono organizzazioni serie a cui fare una donazione. È una situazione drammatica e ne abbiamo veramente bisogno».




