La mostra d’arte “R.I.P della morte e di altre derive” arriva a San Vero Milis
San Vero Milis
Sarà visitabile fino all’8 dicembre
Dopo il successo al Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda (Murats) di Samugheo, la mostra “R.I.P. della morte e di altre derive”, curata da Ivo Serafino Fenu e Anna Rita Punzo, trova una nuova dimensione nelle chiesette di San Vero Milis dedicate a San Salvatore e alle Anime, oggi spazi di pertinenza del museo civico Santeru, ma storicamente inserite in un’area destinata alla memoria e alla sacralità: l’antico cimitero e l’ossario adiacente. L’inaugurazione si terrà venerdì prossimo, 30 ottobre, alle ore 18. La mostra proseguirà sino all’8 dicembre.
Nata dalla collaborazione tra il Comune di San Vero Milis e quello di Samugheo, la nuova configurazione della mostra risponde a una precisa visione dei curatori: la natura stessa dello spazio consente infatti oltrepassare il confine di contenitore espositivo per tradursi in una componente attiva del discorso critico.
Su questo substrato culturale si innestano i lavori di 16 artisti contemporanei. “Non celebrano il macabro”, sottolinea il co-curatore Ivo Serafino Fenu, “ma rivendicano l’oscenità della sparizione in un mondo che pretende di essere eterno. L’acronimo R.I.P. (Requiescat in Pace), viene qui risignificato: non è più un augurio di pace, ma la diagnosi di un conflitto tra l’umano e la sua stessa fine; non un’invocazione al riposo, ma un catalizzatore della nostra inquietudine. È un ritorno forzato a quella mancanza che ci costituisce e che la dittatura dell’hic et nunc cerca invano di cancellare; una sosta davanti a quel “nulla” che è l’unica cosa che ci rende ancora ostinatamente umani”.
La co-curatrice e direttrice del Murats, Anna Rita Punzo, ha spiegato che il progetto trova il suo baricentro in una “complessa archeologia della sopravvivenza, materica e semantica, puntualmente sintetizzata dal termine ‘Derive’, che qui si eleva a categoria escatologica e fenomenologica: evoca la duplice natura del mare, feroce divoratore di uomini e generoso vettore culturale; scardina la linearità spazio-temporale per farsi limen tra il regno dei vivi e quello dei morti; sfoca i confini del sacro e del profano generando audaci sincretismi religiosi”.
Il percorso espositivo riunisce le ricerche e le opere di Zuanna Maria Boscani, Giusy Calia, Luca Di Bartolo e Ivonne Bello, Antonello Fresu, Tonino Mattu, Sabrina Oppo e Josephine Sassu, Giulia Sale, Marta Scanu, Pietro Sedda, Francesco Tuccio e di quattro disegnatori della serie a fumetti ispirata ai romanzi di Maurizio de Giovanni dedicati al Commissario Ricciardi, autori delle tavole in mostra: Daniele Bigliardo, Alessandro Nespolino, Lucilla Stellato, Luigi Siniscalchi.
La mostra, ripensata per gli spazi del Santeru di San Vero Milis, acquisisce inoltre un ulteriore elemento di caratura storica ed emotiva: un barchino impiegato dai migranti per coprire le rotte del Mediterraneo e raggiungere le coste della Sardegna, recuperato nel litorale sanverese per essere integrato nel percorso espositivo. Se l’antico cimitero e le chiesette custodiscono le forme codificate del lutto e del riposo della comunità locale, la barca irrompe nello spazio objet trouvé: il relitto, si fa dispositivo simbolico di carattere esistenziale, politico ed etico.

Martedì, 27 ottobre 2026
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