la mobilitazione non si ferma. Nel mirino il 20 novembre e il 12 dicembre
Le tende sono ancora lì, piantate a due passi dai Fori Imperiali, e non hanno intenzione di smontare. Attorno a quelle strutture di tela si è consolidato un presidio che non è più soltanto un simbolo: è diventato il quartier generale di una mobilitazione che non conosce pause.
Nei cortili dei licei, intanto, si susseguono assemblee pomeridiane. E nei calendari dei collettivi le date di novembre e dicembre sono già cerchiate in rosso.
La città, insomma, non ha archiviato la stagione delle proteste. L’ha soltanto riprogrammata.
Il bilancio di un venerdì diviso in due
Per capire dove sta andando il movimento bisogna ripartire da quello che è accaduto il 30 ottobre. Una giornata che si è mossa su due binari nettamente distinti.
Al mattino il corteo promosso dall’Usb ha attraversato la città senza incidenti, con un andamento ordinato e una partecipazione ampia. Poi, nel pomeriggio, il clima è cambiato: un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare il cordone di sicurezza per avvicinarsi ai centri del potere.
Il tentativo è stato respinto e la giornata si è chiusa con 365 identificazioni. Nessun arresto eclatante, nessuno scontro frontale, ma la misura esatta di una tensione che resta accesa sotto la superficie.
L’asse tra studenti e sindacati
Dalla lettura di quella giornata nasce la strategia delle prossime settimane. Studenti e organizzazioni sindacali stanno lavorando su percorsi paralleli, destinati però a incrociarsi nelle grandi date.
La prima tappa è fissata per il 20 novembre: sciopero generale proclamato dalla Cgil contro il carovita e per il diritto allo studio. Una mobilitazione che vedrà la discesa in campo diretta della Rete degli studenti medi, per la prima volta in prima linea accanto al sindacato confederale.
Poi toccherà al 12 dicembre, quando la piazza tornerà a riempirsi per la manifestazione nazionale promossa dall’Usb. Stavolta il perimetro sarà più largo: insieme ai sindacalisti di base sfileranno i movimenti per la casa, i precari e i collettivi antagonisti come Osa e Cambiare Rotta. Un fronte composito, unito dall’obiettivo comune di contestare le politiche del governo.
La febbre che sale dentro le scuole
Mentre le tende ai Fori restano il simbolo politico della protesta permanente, dentro gli istituti la temperatura continua a salire.
Le occupazioni tengono banco al Mamiani e al Ripetta, dove gli studenti sono impegnati in un confronto serrato per decidere le prossime mosse. Ma la mappa della protesta rischia di allargarsi a macchia d’olio: i collettivi del Virgilio e del Socrate hanno convocato per oggi assemblee decisive, con l’obiettivo di estendere l’occupazione ad altri istituti della Capitale.
È il passaggio più delicato di tutta la partita. Perché un conto è presidiare uno o due licei simbolo, un altro è costruire una rete capace di tenere insieme decine di scuole. Se le assemblee di oggi daranno il via libera, la geografia della protesta studentesca romana cambierà scala.
Un autunno che promette scintille
Messi in fila, gli elementi compongono un quadro chiaro: la mobilitazione sociale nella Capitale non accenna a placarsi. Il 30 ottobre ha funzionato da detonatore, non da punto di arrivo. Le tende restano, le occupazioni si moltiplicano, e le due date di novembre e dicembre rappresentano altrettanti banchi di prova.
Restano aperte le domande che accompagnano ogni stagione di protesta. Quanto riusciranno a tenere insieme anime diverse — il sindacato confederale, quello di base, gli studenti medi, gli universitari, i movimenti per la casa, i collettivi antagonisti — senza che le divergenze di metodo prevalgano sugli obiettivi comuni? E quanto la città saprà convivere con una presenza di piazza destinata a durare settimane, se non mesi?
Per ora c’è una certezza: a Roma l’autunno è appena cominciato, e nessuno ha intenzione di passarlo chiuso in casa.
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