Emilia Romagna

la manifestazione a Bologna contro la repressione


Una piazza unita dal dolore, non dalla politica. Circa 300 persone si sono ritrovate intorno al Nettuno oggi per il presidio “Free Iran”, promosso dal neonato Hamsaye Collective. 

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Al sit-in si è dato voce soprattutto alla comunità iraniana che vive e studia a Bologna, affiancata da studenti, attivisti e rappresentanti della politica locale. Presenti consiglieri comunali del Partito Democratico, di Coalizione civica e della Lega. In piazza striscioni, cartelli e cori contro il regime iraniano, con slogan come “Donna, vita, libertà” e “No al dittatore”.

A nome degli organizzatori è intervenuta Sanam Naderi, attivista e tra le fondatrici del nuovo collettivo, che ha descritto il clima vissuto dalla diaspora iraniana: “Siamo iraniani che vivono questi giorni tra ansia, rabbia e un dolore costante. Decenni di repressione, violenza ed esclusione non hanno solo logorato le nostre vite e il nostro futuro, ma ci hanno strappato innumerevoli vite umane”.

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Naderi ha ribadito una solidarietà senza ambiguità con chi resiste in Iran: “Siamo al fianco del nostro popolo che resiste da decenni a un regime repressivo, violento e liberticida, e che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite, detenzioni, torture e cancellazione dei diritti fondamentali”. Al tempo stesso, il rifiuto netto di ogni lettura strumentale della crisi: “La questione iraniana non può essere ridotta a giochi geopolitici. Non vogliamo che il nostro dolore venga confiscato in nome di bandiere, potenze o promesse che arrivano dall’esterno”.

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Una posizione che non ha unito tutta la piazza. Durante gli interventi, una parte della comunità iraniana ha espresso apertamente una linea diversa, chiedendo un intervento esterno per fermare la repressione. “Come possiamo vincere da soli? Serve una soluzione concreta”, ha gridato una giovane dal pubblico, provocando contestazioni e reazioni miste. Per alcuni minuti il presidio ha assunto i toni di un’assemblea spontanea, prima di ricompattarsi nei cori contro la dittatura.

Divisioni che gli stessi organizzatori non hanno nascosto. “Stare con il popolo iraniano significa riconoscerne la pluralità, le contraddizioni e le differenze interne”, ha sottolineato ancora Naderi, ribadendo il timore diffuso per un’escalation militare: “Temiamo la guerra e la distruzione. Siamo con il popolo, non con i governi; con il diritto alla vita, non con la morte e il massacro”.

A margine dell’evento è intervenuta anche Rita Monticelli, consigliera comunale del Pd e delegata ai diritti e al dialogo interreligioso. “In questo momento si deve creare unità contro questo massacro e non divisione”, ha affermato. “Capisco chi chiede soluzioni concrete, perché è la disperazione di chi ha visto uccidere i propri familiari, ma le istituzioni hanno il dovere di reclamare ad alta voce la fine del massacro e la non ingerenza esterna”. Monticelli ha ricordato l’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Bologna e l’impegno a portare la voce della città al governo italiano e all’Unione europea.

Alla manifestazione ha partecipato anche il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Matteo Di Benedetto, che ha dato una lettura opposta delle tensioni emerse. “Chi viene dall’Iran sa davvero cosa sta succedendo e conosce la brutalità del regime”, ha dichiarato, sostenendo che “senza un intervento esterno il massacro rischia di continuare” e accusando una parte della sinistra di voler strumentalizzare la piazza.

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