La guerra del pallone: dalla Uefa ultimatum a Infantino
«Non giocheremo nessuna partita sotto l’egida della Fifa finché il progetto Infantino non sarà ritirato». Un voto all’unanimità e una posizione durissima arrivano dall’Europa. La Uefa dichiara guerra aperta all’idea di vendere a fondi privati il Mondiale, o meglio una nuova società controllata che ne gestisca i diritti commerciali. Non é solo la prospettiva di un ingresso del fondo americano di Kuchner jr. a preoccupare il vecchio Continente, da Londra a Berlino (con qualche sfumatura, Praga favorevole, ma poi riallineata): é il modello in sé a provocare sconcerto. Si ripete in sostanza quel che successo con la SuperLega, anche se in questo caso l’avversario é ben più forte. «La Uefa e le sue 55 federazioni nazionali sono unite. Respingiamo all’unanimità e senza riserve la proposta della Fifa», dice l’Europa del calcio, dopo un’assemblea straordinaria convocata dal presidente Ceferin, e svolta da remoto.
«Nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi, a meno che non vengano abbandonate nella loro interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata. Nessuno deve avere dubbi: la Uefa e le sue federazioni nazionali si opporranno a questi piani con assoluta determinazione». Il primo appuntamento Fifa é il Mondiale femminile U.20, a settembre. Per quello ‘senior’, se ne parla il prossimo anno. Un lasso di tempo che sarà terreno di scontro tra Ceferin e Infantino. La Uefa denuncia il metodo non trasparente e non democratico della Fifa, parla di ‘ultimatum’ alle federazioni, ribadisce che il Mondiale «non può essere trattato come un prodotto di investimento» e sostanzialmente non é in vendita. Soprattutto, denuncia che dal momento dell’ingresso di capitali privati «in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni e ogni decisione che plasma il futuro del calcio non è più guidata da ciò che meglio serve al gioco, ma da ciò che meglio serve agli azionisti». Prima dell’Uefa, si erano espressi duramente – ma senza decisioni – il Sudamerica e l’Asia, grande elettrice di Infantino. In una lettera alle 47 federazioni asiatiche, il presidente bahreinita dell’Afc, Salman bin Ibrahim al-Khalifa, aveva ribadito che il progetto Fifa «mina le fondamenta del calcio». Apertura invece dall’Africa: Patrice Motsepe, magnate minerario e presidente sudafricano della Caf, ha invitato le sue federazioni a una riunione la prossima settimana per esaminare il progetto Infantino, nell’impegno a «sostenere l’aumento delle risorse finanziarie». A guidare in Europa la posizione più intransigente, soprattutto Inghilterra, Germania e Spagna, con l’Italia rappresentata dal vicepresidente vicario Uefa, Gravina, duro dall’inizio, e da Giovanni Malagò, neoeletto presidente federale che ieri con maggior cautela aveva però ribadito: siamo con l’Uefa. «Il calcio ceco é interessato», aveva invece detto nelle ultime ore il presidente della federazione di Praga, David Trunda. Poi, oggi, Ceferin ha ricompattato tutti. Intanto la Bbc svela che dopo aver comunicato a tutte le federazioni il termine del 19 settembre per un dentro o fuori il progetto, la Fifa ha inviato in queste ore un nuovo documento con la tempistica: entro fine ottobre, gli investitori dovrebbero già versare le proprie quote, assicurando così la liquidità per i 40 milioni di dollari assicurati da subito a ciascuno degli aderenti. Ma c’é anche un’altra data che fin da ora, nei corridoi del calcio mondiale, viene cerchiata in rosso: il 16 novembre, giorno entro il quale vanno presentate le candidature all’elezione presidenziale del 2027. Infantino ha già ufficializzato che al voto del prossimo marzo si presenterà. In Europa, vista anche la posizione dell’Asia, cresce l’ipotesi di contrapporgli Nasser Al Khelaifi, proprietario qatariota del Psg.
Source link



