La Francia vieta i social ai minori di 15 anni: prima in Europa, ma l’ostacolo da superare è enorme
La Francia diventa il primo Paese dell’Unione Europea ad approvare un divieto generalizzato di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Non è una proposta, non è una bozza: il Parlamento francese ha votato a favore con entrambe le Camere, il Senato con 243 voti favorevoli e 2 contrari, l’Assemblea Nazionale con 279 favorevoli e 81 contrari. Un risultato che in Italia sarebbe fantascienza politica, ma che a Parigi è diventato realtà.
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La legge fa parte delle priorità del secondo mandato di Macron, che ha commentato il voto con un video pubblicato sui social:
La Francia apre la via in Europa per la protezione dei nostri bambini, dei nostri adolescenti. Continuiamo così.
Ironia della sorte, il messaggio è stato diffuso proprio sulle piattaforme che la legge vuole limitare.
Nel dettaglio, la legge stabilisce che l’accesso a qualsiasi social network è vietato ai minori di 15 anni. Sono escluse dal divieto le enciclopedie online come Wikipedia e le piattaforme educative open source, ma tutto il resto, da Facebook a TikTok, è fuori portata per chi non ha ancora compiuto quindici anni.
La legge estende inoltre il divieto di uso dei cellulari alle scuole superiori, ampliando quello già in vigore per elementari e medie, con possibili eccezioni previste dai singoli istituti.
Il punto più controverso, come sempre in questi casi, riguarda la verifica dell’età degli utenti: il testo della legge non specifica alcun metodo. Spetta alle piattaforme, quindi a Meta, TikTok e compagnia, trovare una soluzione. Un dettaglio non da poco, considerando che nessuno ha ancora risolto questo problema in modo efficace e rispettoso della privacy.
Intanto però, il governo francese punta ad applicare la norma già a settembre 2026 per i nuovi account, con un periodo di grazia di quattro mesi per quelli esistenti, fino a gennaio 2027.
C’è però un ostacolo non trascurabile: è probabile che la legge venga sottoposta a verifica di conformità alla Costituzione francese, il che potrebbe ritardarne l’entrata in vigore. Non è detto, insomma, che settembre sia una data realistica.
Anche il dibattito europeo sui social e i minori si sta intensificando, e questa mossa francese potrebbe accelerare le cose a livello comunitario.
Il tema non è nuovo: anche il Regno Unito ha approvato un divieto simile per gli under 16, e le pressioni su Meta si moltiplicano, come dimostra il fatto che l’UE ha già accusato Meta di aver progettato Instagram e Facebook per creare dipendenza. La direzione è chiara, ma tra una legge approvata e una legge applicata c’è spesso un abisso, soprattutto quando il meccanismo centrale, la verifica dell’età, resta un problema irrisolto.
La vera sfida non è il divieto in sé, ma renderlo attuabile senza trasformare internet in un sistema di sorveglianza per tutti. Se la Francia ci riuscirà, avrà davvero aperto una strada. Se no, resterà un segnale politico importante ma poco efficace nella pratica.
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