La fenomenologia del “si vede”
Il Quotidiano del Sud
La fenomenologia del “si vede”

“Si vede”. Due parole che certificano stanchezza e occhiaie e disintegrano l’autostima. Perché alle donne si dice così e agli uomini si porta il caffè. Una riflessione ironica su stanchezza, aspetto fisico e giudizi non richiesti
“Si vede”. Credo sia una delle frasi più terrificanti che possa sentirsi dire una donna. Una qualunque donna. “Non ho dormito molto bene”. “Si vede”. “Non mi sento in grande forma”. “Si vede”. “Sei stanca? Si vede”. “Non…”. “Si vede”. Il “si vede” certifica quella condizione, quello stato che, con mille artifici – trucco, outfit, spirito – hai cercato, invano a quanto pare, di nascondere. L’ombra sotto gli occhi, il pallido colorito, il viso sull’orlo del crollo o molto meno.
“SI VEDE” E L’AUTISTIMA CROLLA
“Si vede”, due parole per disintegrare l’autostima e le certezze di ognuna di noi. O molte di noi, con le generalizzazioni funziona così, ci sarà ovviamente sempre una fetta di popolazione refrattaria o indifferente, scialla rispetto alla cosa, ma siamo generose e parliamo anche a voi. Certo sul tema si potrebbe, inoltre, aprire una ampia e documentata discussione sulla voragine psicologica dentro la quale affondano le nostre sicurezze, quella che governa molte di noi, rispetto al proprio aspetto fisico, all’immagine che ne abbiamo e quella che rimandiamo, quello che pensiamo e quello che gli altri vedono, ah noi donne dico, è difficilissimo che a un uomo venga detto “si vede” con quella sottile cattiveria a volte inconscia ma di certo studiata e chirurgica, che viene riservato a noi, l’altra metà del cielo, come diceva il caro vecchio Mao.
ALLE DONNE “SI VEDE” NEGLI UOMINI “È UNA SETTIMANA PESANTE?”
Ma questo, come dice chi ne sa, è un altro discorso. A un uomo con le occhiaie dicono “Settimana tosta?” e gli portano il caffè. Lui è provato, lei è sciupata, e sciupata andrebbe ritirata dal commercio insieme ai centrini sul televisore e ai golfini di lana cotta.
Che poi “Si vede cosa”? Nessuno lo specifica mai. È un verbo senza oggetto, e gli oggetti mancanti hanno un difetto, li riempie chi ascolta, e peggio di come farebbe chiunque altro. Le occhiaie, ovvio. Poi la piega della camicia, il fondotinta che ha ceduto sulla fronte, il ciuffo che ha preso una decisione autonoma. Mi è successo pochi giorni fa. Ero reduce o meglio ancora dentro una fastidiosa forma parainfluenzale, quelle che girano in questi periodi, febbriciattola, mal di gola, stanchezza e affini, ma avevo una riunione e il mio senso del dovere, vergine di zodiaco non arretra mai, non mi ha permesso di stare a casa. Non ho fatto in tempo ad entrare nella ridente sala Tito del Quotidiano del Sud, a Castrolibero che sono stata assalita dal primo “si vede” della giornata. “Non stai bene? Si vede”. Ne sono seguiti altri quattro.
NE HO RICEVUTI QUATTRO, LI HO CONTABILIZZATI
Li ho contati e contabilizzati mentre sorridente dicevo, “Ennò non sto benissimo in effetti”. In realtà, lo confesso e me venga reso merito, se avessi potuto avrei incenerito ogni singola persona che me lo ha detto. Ma non sono Ciclope, uno degli X-Men, che tra l’altro non ha fatto neanche una gran bella fine, e quindi ho finto. Con classe, me ne prendo il merito. Finita la riunione, il pranzo, i saluti, i stammi bene e buon lavoro, appena entrata in macchina ho messo sotto assedio “cielomiomaritoSimo”, il quale preso in contropiede, indifeso come un cucciolo di lontra, ha inopinatamente e a suo totale discapito detto la verità. “Amore, ma si vede così tanto che non mi sento bene?”. “Sì, amore, si vede”. Uno sguardo è bastato perché a questa incauta affermazione seguisse una sequela di “Amore ma stavi benissimo, eri bellissima, vestita benissimo, solo un po’ di stanchezza”. Ma era tardi. Il velo era stato squarciato. Il re era nudo. Eppure da uomo sposato da svariati anni lo sa cosa non si deve dire, tipo quando si chiede con finta indifferenza “Amo ma questo pantalone come mi sta? Mi ingrassa? Mi fa il culone? Non lo so, tu che dici?”. E tu lo sai che devi dire, a costo della tua vita e sprezzante del vero e del falso, del giusto e dello sbagliato, “Ma che dici amo ti sta benissimo”.
LA NECESSITÀ DI ESSERE COSTANTEMENTE INSTAGRAMMABILI
Anche qui, volendo, uno bravo, potrebbe chiederci conto di questa necessità di essere costantemente instagrammabili, sotto un filtro, belle, qualunque cosa questo voglia dire per noi. Ma non sono del mestiere quindi con estrema nonchalance scivolo sul tema, come liscia saponetta. Per tutto il viaggio da Castrolibero a Rossano, comune di Corigliano-Rossano, ha dovuto sopportare, in silenzio, le mie recriminazioni. La mia totale, assoluta, eppure giustificatissima, insensatezza. Perché come sostiene Aristotele nell’Etica Nicomachea non si delibera sul passato ma solo sul futuro e sul contingente, perché ciò che è stato non può non essere stato. Il detto era stato detto, non si torna indietro, non si può ritirare.
IL SI VEDE ARRIVA DA OGNI LATO
Il “si vede” può arrivare da ogni lato. Ogni volta mi accorgo che nessuno mi ha chiesto da cosa dipende. Sarebbe una domanda lunga, di quelle che richiedono un pomeriggio libero. Costa meno constatare. Una volta è successo anche a me, ero al supermercato, tra buste piene, carrello da spingere, borsa a tracolla, una amica mi ferma, mi saluta, le solite banalità e poi boom “sono molto stanca in questo periodo”. Ho sentito il “si vede” scorrere potente come la forza dentro di me. In una frazione di secondo ho avvertito il suo sgomento. Ho risposto che le zucchine sono davvero care in questo periodo. Non credo abbia capito, ma mi ha sorriso con una certa commiserazione. Si vede, certo. Ma chi vede davvero di solito sta zitto.
Il Quotidiano del Sud.
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