La cucina italiana è finalmente Patrimonio Unesco
La cucina italiana (tra sostenibilità e biodiversità culturale) è diventata Patrimonio Immateriale dell’Umanità, tutelato dall’UNESCO. Quelle parole tra parentesi, che completano il dossier che per mesi è stato portato avanti dal comitato promotore, non sono un semplice dettaglio, ma lo vedremo tra un attimo. Adesso è il momento di gioire, dopo aver seguito in diretta la decisione del Comitato intergovernativo dell’Unesco, che ha detto sì alla proposta italiana di tutelare il nostro patrimonio gastronomico, tradizionale, culturale legato alla cucina e alla tavola.
A rappresentare il Paese a Nuova Delhi in questa giornata storica – e certamente importante in molti modi per il sistema Italia – c’erano il vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e soprattutto Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana e presidente del comitato promotore della candidatura. A ringraziare il Comitato, con un videomessaggio, anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Guido Barbagelata
Sono passati più di due anni da quel momento, dall’inizio formale della candidatura, e un paio di più da quando Fossati e il suo team si sono messi al lavoro per costruire quello che sembrava un traguardo quasi irraggiungibile. «Ora dobbiamo crederci tutti», ci aveva detto quando la candidatura era stata ufficializzata, spiegando il ruolo fondamentale che avevano avuto alcuni personaggi (come Massimo Bottura) e il lavoro che era arrivato il momento di fare, tutti insieme, per far capire quanto quel riconoscimento potesse essere importante e radicato nella nostra cultura e nella nostra identità. «La cucina italiana è il valore identitario più grande che l’Italia ha», aveva detto Maddalena Fossati. «Intorno al concetto di tavola converge tutto ciò che siamo: parliamo sempre di cibo, perfino mentre mangiamo. Leggiamo ricette, le tramandiamo, cuciniamo ogni volta che possiamo. Abbiamo la più grande biodiversità del mondo, e una cucina che per sua tradizione si fonda sulla sostenibilità. Siamo tanti, diversi, ma ci riconosciamo sempre sotto un unico cappello che ci unisce tutti, anche gli Italiani che stanno all’estero: quel cappello è la cucina italiana».
Ed eccolo qui, il senso di questo Patrimonio. Non una ricetta, e nemmeno un insieme di piatti, o di tradizioni, o di rituali. Ma un sistema legato al cibo che unisce nel profondo ogni Italiano, ogni famiglia, ogni tavola. Un qualcosa che identifica in maniera inequivocabile chi nasce in questo Paese, o ne viene adottato: la cucina, qui da noi, è un elemento di identità fortissimo, quotidiano, un marchio di fabbrica che accompagna interamente la nostra vita, e ogni nostro momento.
Ecco il senso della Cucina Italiana, che diventa Patrimonio Unesco tra sostenibilità e biodiversità culturale: una cucina naturalmente varia grazie a una straordinaria biodiversità, storicamente sostenibile perché fatta di riutilizzo delle materie prime, di quell’arte dell’arrangiarsi tutta italiana anche a tavola, di una storia contadina di povertà che convive con il desiderio, sempre e comunque, di mettere un piatto per tutti a tavola, perché è lì che si crea l’affetto, la connessione, la cultura. È a tavola, ogni giorno, che si crea la famiglia. E oggi, quello che tutti già sapevamo, senza che nessuno ce lo dovesse insegnare, lo sa anche tutto il mondo: La Cucina Italiana è un Patrimonio dell’Umanità.
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