La consigliera comunale Lombardi: “Gli israeliani mi hanno anche accusata di aver scritto per il Fatto. Mi hanno picchiata e rubato la fede nuziale”
“Mi hanno perfino accusata di aver scritto per il Fatto Quotidiano. Il soldato israeliano durante l’interrogatorio mi ha sbattuto davanti un foglio su cui era stampato il mio articolo che ho scritto per voi l’anno scorso, quando ero già andata a raccogliere le olive in Cisgiordania“. C’è un misto di sollievo e di dolore nella voce di Giorgia Lombardi. La consigliera comunale di La Spezia, arrestata dall’esercito israeliano, è tornata domenica mattina in Italia. Parla dalla casa, dove è appena arrivata: “Certo, mi fa piacere essere di nuovo qui con mio marito. Ma sono molto preoccupata per i nostri amici palestinesi che sono ancora in prigione e sono stati picchiati selvaggiamente. Loro sono in mano a soldati senza scrupoli e non hanno nessun diritto, nessuno che li difende. E l’unica colpa che hanno è aver raccolto le olive della loro terra”.
Giorgia – che era andata in Palestina con i volontari di FAZ3A – racconta così le 36 ore passate nelle mani dell’Idf: “Appena arrivati in carcere ci hanno spogliato di tutto, denudati, e ci hanno perquisiti fino in fondo. Hanno controllato perfino le stringhe delle scarpe. Ci hanno fatto restare senza cibo e senza acqua. Ci hanno interrogato due volte per ore come se fossimo pericolosi criminali, anche se la nostra unica colpa era aver aiutato una famiglia di contadini a raccogliere le olive”. Lombardi descrive così le due notti in mano ai soldati israeliani: “Non avevamo niente per nutrirci, soltanto una manciata di caramelle e due mandarini che per fortuna mi ero portata con me. Non avevamo nessun modo per comunicare con l’esterno, non sapevamo che cosa ci sarebbe successo. Eravamo nelle loro mani”. E poi ci sono state le violenze fisiche e psicologiche: “Mi hanno strattonata e spintonata, sono coperta di lividi, mi fa male dappertutto. Ci urlavano contro. Ma il momento peggiore sono stati gli interrogatori“.
La consigliera (gruppo Avs-LeAli) è stata torchiata per ore: “È arrivato un soldato e si è messo a urlare che io avevo scritto contro Israele. Mi ha sbattuto davanti un articolo del Fatto Quotidiano che avevo scritto un anno fa. Mi ha chiesto perché avessi detto quelle cose. Ma io avevo semplicemente raccontato la mia esperienza, tutte cose vere e documentate”. Il suo è un racconto di continue umiliazioni e di violazioni dei diritti: “La notte ci svegliavano ogni 20 minuti per privarci del sonno. I materassi erano completamente infestati di parassiti, sono piena di punture”. Ma c’è altro: “La cosa che mi ha fatto più male – racconta Lombardi – è che mi hanno rubato anche la fede nuziale e non me l’hanno restituita”. Aveva paura? ” Certo e non solo per noi”.
Intanto dalla cella vicina, attraverso un muro sottile, arrivavano le urla disperate dei palestinesi arrestati: “Prima di partire, li ho incrociati un attimo nel corridoio del carcere. Erano tre contadini, quello più anziano era stato massacrato di botte, aveva tutte le costole rotte e non riusciva neanche a stare in piedi. Ho provato a dargli un antidolorifico che avevo portato con me perché si contorceva dal dolore, ma le guardie me lo hanno impedito”.
Giorgia ricorda anche i momenti dell’arresto: “Eravamo appena arrivati nel campo per raccogliere le olive. Dopo pochi istanti sono arrivati i coloni armati fino ai denti. Quindi i soldati e alla fine anche la polizia. Sono una cosa sola, tanto che uno dei coloni che ci ha minacciato con il fucile, poi l’ho ritrovato con la divisa in caserma”. Giorgia e gli altri volontari sono stati costretti a sedersi a lungo, immobili. Poi sono stati strattonati e trascinati in caserma, alla fine sono stati rinchiusi in carcere.
È la seconda volta che Lombardi si reca in Palestina per raccogliere le olive. La prima (di cui aveva raccontato in un blog su ilfattoquotidiano.it) era stata nel 2025. ” Dopo che sei stata in quei posti non puoi restare indifferente, hai bisogno di tornare. Quando le vedi con i tuoi occhi, quelle cose ti segnano per sempre. I contadini non hanno nessun’altra colpa che provare a coltivare una terra che è loro da generazioni. Ma non si può vivere in queste condizioni: gli israeliani privano i palestinesi dell’acqua e dell’energia elettrica. I contadini cercano di arrangiarsi mettendo delle cisterne sui tetti e installando dei pannelli solari, ma i coloni ogni volta distruggono tutto. E intanto tutto intorno le ruspe sradicano gli uliveti, abbattono le case e costruiscono gli edifici dei coloni”. Giorgia e gli altri volontari hanno cercato di aiutare nella raccolta delle olive, ma non solo: “Abbiamo cercato di mettere in piedi una diplomazia dal basso, in questi giorni dovevamo realizzare gemellaggi tra i paesi della Cisgiordania e alcuni comuni italiani. E poi c’erano gli scambi tra società sportive del nostro paese e squadre di calcio di bambini palestinesi. Ancora: abbiamo fatto in modo che i piccoli delle nostre scuole si scambiassero messaggi e disegni con i loro coetanei che vivono laggiù. Così provavamo a costruire un legame e, appunto, una diplomazia che nasce dalle persone e dai cittadini”.
Giorgia promette: “Dopo che sono stata arrestata sarà dura, dovrà passare del tempo, ma prometto che tornerò laggiù”. Cosa le è rimasto? ” I palestinesi mi hanno insegnato tante cose. La dignità e l’attaccamento alla propria terra. Ma soprattutto la capacità di non essere violenti in mezzo a tanta violenza”.
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