Marche

la Cassazione dà ragione al Fisco


MACERATA L’Agenzia delle entrate avvia un pignoramento di oltre 11 milioni nei confronti di un imprenditore, lui si oppone sostenendo che l’atto non gli fosse stato regolarmente notificato nella sua residenza in Africa, ma la Cassazione conferma: è valida la notifica all’estero per compiuta giacenza tramite il servizio postale. L’imprenditore dovrà anche pagare 40mila euro di spese di lite.

La ricostruzione

La vicenda inizia nel 2015 quando all’imprenditore iscritto all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, e residente a Dakar, viene notificata una cartella di pagamento per 26.847 euro all’ultimo domicilio fiscale in Italia. Cinque mesi dopo Equitalia, ora Agenzia delle entrate, gli notifica alla residenza estera in Senegal l’atto di intimazione al pagamento di un credito complessivo di 11.498.569 euro e comprendente la precedente cartella, ma la raccomandata non era stata ritirata.

L’imprenditore aveva eccepito l’illegittimità della pretesa fiscale, per l’Agenzia delle entrate invece, la notifica eseguita tramite raccomandata internazionale si era perfezionata per compiuta giacenza secondo le regole postali dello Stato estero. Nei vari gradi di merito la questione aveva visto alterne vicende, ma la Suprema Corte adesso ha chiarito che quando la notifica di un atto tributario viene effettuata all’indirizzo estero risultante dall’Aire attraverso spedizione postale, l’eventuale mancato ritiro (attestato dalle annotazioni di compiuta giacenza o ritorno al mittente conformi alle procedure dello Stato estero di destinazione) rende l’atto perfettamente valido ed efficace.

Nel respingere il ricorso, la Cassazione ha disposto anche la condanna dell’imprenditore al pagamento delle spese di lite, liquidate in 40mila euro.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »