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Intesa senza cerimonia (con il “nì” di Khamenei). E Vance avverte Israele

L’accordo tra Usa e Iran è in vigore. Il presidente americano Donald Trump ha firmato il memorandum durante la cena alla Reggia di Versailles mercoledì sera, e poco dopo lo stesso ha fatto il collega di Teheran Masoud Pezeshkian. L’annuncio arriva dal tycoon su Truth, seguito da un video della Casa Bianca in cui si vede Trump seduto a tavola fra Emmanuel Macron e la moglie Brigitte che pone il suo nome sul documento, con il leader francese che dice “bravo”.

Sulla firma dell’intesa si sono rincorse diverse notizie: nei giorni scorsi un funzionario americano aveva riferito come sia Trump sia il vicepresidente JD Vance avevano siglato virtualmente l’accordo, e lo stesso aveva fatto il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Ora invece l’amministrazione fa sapere che The Donald aveva solo assistito alla firma di Vance. Gli Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo siglato da Trump agli iraniani, e Pezeshkian ha pubblicato su X le pagine del memorandum di Islamabad, definendolo “un documento storico”. Il premier pakistano Shehbaz Sharif, principale mediatore dell’intesa, ha dichiarato che è “in vigore con effetto immediato”. “Il petrolio scorre, l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare, i mercati azionari volano, l’occupazione è ai massimi storici e i prezzi scendono. Il nostro Paese è forte, sicuro e rispettato come mai prima d’ora. Prego”, esulta The Donald su Truth, per poi spiegare di aspettarsi il cessate il fuoco completo “su tutti i fronti”, Libano incluso. Quindi, il tycoon afferma che gli “sciocchi” secondo cui il suo accordo non è abbastanza duro con la Repubblica islamica sono “invidiosi, cattivi o stupidi”. Vance, parlando alla Casa Bianca, sostiene che “per gli Usa si tratta di una situazione vantaggiosa sotto ogni aspetto”, e ricorda che gli Stati del Golfo “odiavano l’accordo di Obama” sul nucleare iraniano, mentre di quello attuale affermano che è “incredibilmente trasformativo”. Il vicepresidente sottolinea che la scorsa notte 12,5 milioni di barili di petrolio hanno passato lo Stretto di Hormuz, e gli Usa hanno fatto passare 12 navi iraniane, quindi Hormuz “è aperto”. E non risparmia una frecciata a Israele: “Donald Trump è l’unico capo di Stato al mondo a mostrargli solidarietà in questo momento. Se facessi parte dell’esecutivo israeliano, forse non attaccherei l’unico alleato potente che mi è rimasto” sottolinea, ricordando che, negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto lo Stato ebraico “sono state realizzate da mani americane e pagate dai contribuenti americani”.

“La pace si realizzerà all’ombra del rispetto reciproco”, dice da parte sua Pezeshkian. “Ciò che è stato registrato – prosegue – è il risultato della resistenza nazionale, della razionalità politica e di una diplomazia responsabile”. Sull’intesa si esprime anche Mojtaba Khamenei. La Guida Suprema fa sapere di aver “dato il consenso” pur avendo avuto in principio “un’opinione diversa” sull’intesa, ma di averla autorizzata “sulla base dell’impegno assunto dal rispettato presidente della Repubblica” Pezeshkian, “in qualità di capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale”. Per Khamenei, è lui che “ha accettato la responsabilità”, mentre Trump, spiega, ha agito per disperazione.

Oggi a Burgenstock, in Svizzera, si dovrebbero tenere i primi colloqui tra Washington e Teheran, insieme ai mediatori Pakistan e Qatar e ad altri Paesi, ma non è chiaro chi vi parteciperà. Inizialmente era stata prevista la presenza di Ghalibaf e Vance, ma il numero due di Trump dice che “non sono sicuro quando andrò in Svizzera, credo questo weekend ma non so ancora”.

A gettare luce sull’improvvisa accelerazione della firma è Axios, secondo cui la necessità di riaprire rapidamente Hormuz e le pressioni politiche sulla Casa Bianca affinché rendesse noti i termini dell’accordo hanno giocato un ruolo determinante.


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