Intelligenza artificiale in medicina, tra grandi opportunità e rischi

Un incontro per parlare di medicina, innovazione e tecnologia: l’incontro DigitalMeet ha riunito importanti personalità del mondo della salute per discutere di intelligenza artificiale e telemedicina, rivelandone gli apporti benefici ma anche – e soprattutto – i lati più oscuri. Presente all’incontro Paolo Fortuna, direttore generale dell’Azienda Ospedale Università di Padova, che, con i suoi saluti, ha aperto il dibattito tra Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria, e Alessandro Sperduti, direttore dell’Human Inspired Technology Research Center dell’Università di Padova.
Sul tema dell’intelligenza artificiale in campo medico, Paolo Fortuna ha dimostrato le proprie incertezze: «E’ vero che tutti e tanti medici la usano: ci sono medici che usano ChatGpt e non si sa da dove viene gestita e da chi appunto viene viene gestita», ha sottolineato. «Va governata: ricordiamoci sempre che al centro c’è il malato, c’è il cittadino. Stiamo andando verso un’organizzazione digitale della sanità? Io mi auguro di no, questa è la mia risposta. Io preferisco comunque e dovremmo comunque usare avere, anche come piano B, sempre un’organizzazione analogica con il supporto della dell’intelligenza artificiale. E quindi dobbiamo essere adeguatamente supportati da strumenti di questo tipo, ma ricordiamoci sempre che esiste una Dark AI e una White AI. E dobbiamo far sì che la “white” sia sempre un passetto più avanti dell’altra. E questo è un lavoro, appunto, importante ed è una, secondo me, un approccio prudente che dobbiamo comunque sempre avere».
Il dibattito, moderato dal giornalista Alessandro Zuin, è proprio ripartito da qui: uno strumento, una tecnologia, che deve restare al servizio del medico, ma con un grande pericolo, riconosciuto anche dagli stessi ceo di OpenAi e Anthropic, Sam Altman e Dario Amodei, i quali, nei giorni scorsi, hanno presentato all’Onu quanto pericoloso sia il fin troppo rapido progresso dell’intelligenza artificiale.
«Non ci ucciderà tutti – ha detto Alessandro Sperduti – ma ci renderà tutti schiavi. La tecnologia è molto complessa: costituita da sistemi non lineari e difficili da controllare. Chi utilizza la tecnologia non sa cosa succede all’interno di questi modelli. Dal punto di vista tecnico, c’è la preoccupazione con complessità dei comportamenti. Inoltre, c’è un significativo discorso monetario: sono state investite mostruose quantità di soldi per lo sviluppo di questo modelli, ma non sono giustificate da un ricavo. Il passo indietro penso sia dettato anche da questo fattore».
Un piccolo messaggio di ottimismo arriva, invece, da Gino Gerosa: «Al momento attuale, l’intelligenza artificiale è generativa ma non è creativa
Nonostante i rischi, le potenzialità di questo strumento sono grandi in medicina. A parlarne è di nuovo l’assessore regionale alla salute: «Nella diagnostica per immagini l’intelligenza artificiale ha una potenza di fuoco, un volume di attività, che nessun essere umano può permettersi. Anche nelle situazioni emergenziali in sede di interventi ci sono occhiali intelligenti, implementati con ia, che sono in grado di dare risposte rapide al chirurgo in sala operatoria. Certo è: il rischio è di perdere l’analisi critica delle informazioni
Source link




