Trentino Alto Adige/Suedtirol

«Iniziai la collezione nel ’60»


BOLZANO. Nome? «Leo». Poi si prende il suo tempo e aggiunge: «Ma mi chiami pure repubblicano». Cioè? «Sono venuto al mondo il giorno della nascita della nostra Repubblica». È Leo Reale, arrivato a Bolzano quando aveva appena due mesi insieme al padre, partito dal Polesine dopo aver trovato lavoro alla Lancia.

È cresciuto nel villaggio Lancia, il quartiere operaio che ha segnato la storia della città e di tante famiglie arrivate dalle “vecchie province”. È lì che nasce anche la sua grande passione: i vinili.

«Ho più di duemila Lp, i classici 33 giri, ma anche tantissimi 45 giri», racconta. Una collezione costruita nell’arco di oltre sessant’anni e custodita con cura. Oggi vive in via Palermo e, dopo aver lavorato anche lui alla Lancia, alla Delaiti e alla Thaler, continua a dedicare gran parte del suo tempo ai dischi.

Dove tiene tutta la collezione?
«In cantina. O nel garage di mio fratello».

Perché non in casa?
«Non mi faccia litigare. Mia moglie non ne vuole sapere di vedere migliaia di dischi in salotto. Ci ho provato all’inizio, poi ho rinunciato».

Quando ha iniziato a collezionarli?
«Nel 1960. Ero un ragazzo e seguivo Il Musichiere, il programma in cui bisognava indovinare le canzoni».

Come riusciva a comprarli?
«Papà mi dava 700 lire per andare al cinema Astra. Io mettevo da parte quei soldi e, quando bastavano, andavo all’Electronia o da Mohr a comprare un disco».

Il primo grande amore musicale?
«Il rock. Ho iniziato con Elvis Presley, il mio preferito. Di lui possiedo praticamente tutta la discografia, oltre 250 dischi».

Tra gli artisti italiani non ha dubbi.

Chi non può mancare nella sua raccolta?
«Adriano Celentano, che seguo dagli inizi. Poi Lucio Battisti, i Pooh, Bobby Solo e tanti altri».

La ricerca dei pezzi continua ancora oggi.

Dove trova i vinili?
«Nei mercatini, nei negozi specializzati, durante gli scambi tra collezionisti. Anche a Bolzano, ogni due settimane, vicino alla chiesa di Don Bosco».

Quando qualcuno gli chiede di vedere la collezione, però, una regola è ferrea.

Invita gli appassionati a casa?
«Mai. Ci incontriamo in un bar, terreno neutro».

La moglie continua a guardare con ironia quella passione.

Cosa le dice?
«Pensava che con l’età sarei diventato più saggio. Evidentemente si sbagliava».

Tra i gruppi stranieri cita anche i Beatles, i Rolling Stones e i Creedence Clearwater Revival.

E il rap?
«Mmm…».

Per Leo Reale, il fascino del vinile resta insostituibile.

«Provate a mettere un disco sul giradischi, appoggiare la puntina, sentire i primi fruscii. Non è solo musica: è un modo diverso di ascoltare».

E mentre il disco gira, c’è un altro rito che non passa mai di moda.

«Prendere in mano la copertina, guardarla, toccarla. Anche quello fa parte dell’esperienza».

Il figlio Daniel gli manda spesso i video dei concerti a cui partecipa, ma per Leo niente può sostituire il suono di un vecchio 33 giri.

La sua passione, infine, diventa anche un regalo per gli altri. Periodicamente viene invitato nelle Rsa, dove porta la sua collezione e fa ascoltare, su richiesta, soprattutto i grandi successi degli anni Sessanta.

«Ogni volta è una festa. Per me e per loro».


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