Campania

Informazione Campania – MARCIANISE – L’EX CONSIGLIERA DI LERNIA SI AUTOSOSPENDE DAL PD

Ex consigliera lascia Pd: "Decisioni calate dall'alto"

Caro PD, era da tempo che non ti facevi sentire e, proprio per questo, ho accolto con sorpresa il tuo invito alla riunione di venerdì. Non me l’aspettavo, soprattutto dopo aver appreso dai giornali la nomina dell’ennesimo commissario e, a seguire, di un sub commissario.

Credo che il coinvolgimento degli iscritti — quelli che una volta si chiamavano “la base”, il cuore del partito — sarebbe dovuto avvenire prima di questi passaggi. Ascoltare chi vive il territorio, chi ha scelto, nonostante anni e anni di sospensione forzata della vita democratica del partito, di rinnovare la propria adesione, era fondamentale. Aprire una discussione prima, non dopo, un atto dovuto. Non ho nulla contro la dottoressa Lina Tartaglione, donna che stimo, né contro la sua indicazione, ma sono stanca di un metodo che da anni viene applicato a Marcianise e che ci ha progressivamente relegati a un ruolo sempre più marginale nel contesto provinciale, riducendoci di volta in volta a stampella di questo o quel deputato, consigliere regionale o capobastone. Un metodo che sta continuando a uccidere il PD e che anche in occasione delle ultime amministrative del 2023 fu applicato con cinismo contro Lina Tartaglione, di qui anche la mia stima, lasciata sola per ridimensionarla, quando, da candidata vincente, fu vittima dei suoi stessi alleati. Ho letto in un tuo comunicato che Marcianise “non ha bisogno dell’ennesima amministrazione fragile, né di accordi di palazzo costruiti lontano dalla città”. Ma dimmi: il percorso che stai realizzando non è forse stato deciso proprio così, lontano dalla città, dagli stessi che ieri criticavano la nomina di Giuseppe Madonna ad opera della commissaria Camusso per le medesime ragioni? Se fino a qualche tempo fa nutrivo ancora una speranza di cambiamento, oggi non ho dubbi: mi autosospendo da iscritta perché tutto quello che sta accadendo è frutto di scelte autoreferenziali, compiute da uno stretta oligarchia, scelte non condivise e che non hanno alcuna legittimazione del territorio, compresi i tavoli esclusivi avviati in questi giorni. Ormai è chiaro che con queste premesse, a pochi mesi dalle elezioni comunali, i criteri di composizione della lista, la scelta del candidato sindaco e delle alleanze non saranno frutto di alcun confronto e rappresenteranno solo una parte del partito. Noi cittadini, semplici iscritti, non potremmo incidere in alcun modo. Come successo per le regionali dove è stato negato a un giovane amministratore di candidarsi per evitare la sua probabile elezione. Ci toccherà solo di bere o affogare. E allora non perdere tempo a chiederti perché la partecipazione crolla e l’astensionismo cresce in un Paese dove non ci sono pari opportunità di competere, dove i consiglieri provinciali non sono più eletti dai cittadini, dove le liste al Parlamento non rappresentano i territori perché vengono chiuse a Roma. Se sei alla ricerca di una risposta è più vicina di quello che pensi, basta che ripercorri le scelte che hai compiuto negli ultimi anni a partire dai consorzi, dove — a pochi passi dalla nostra città — hai collocato donne e uomini che non rappresentavano la storia del PD e non potevano portarne avanti le idee, in luoghi chiave che per tradizione avevano visto l’impegno di dirigenti di lunga militanza e amministratori di primo piano. Basti pensare all’Asi, dove la maggioranza del CDA indicato dal centrosinistra e dal PD alle regionali era impegnata a fare campagna elettorale altrove. Sono stanca di assumere la difesa d’ufficio di un partito che a livello locale ha respinto e bloccato ogni tentativo di innovazione. Un partito dove gli incarichi istituzionali si tramandano come patrimoni di famiglia, dove i cognomi di oggi sono gli stessi di ieri. Tu dirai: “Non posso farci niente, sono eletti, hanno i voti”. Ma non è così. Il rinnovamento della classe dirigente passa attraverso scelte politiche, anche difficili, che quando servono a svecchiare e a rimettere in circolo energie nuove si compiono. Da qui nasce la mia sfiducia: se scegli così gli elementi di garanzia, figuriamoci cosa accadrà quando si tratterà di determinare tutto il resto. Non sei nelle condizioni di compiere una sana autocritica, men che meno di autoriformarti. Ti ho parlato di Marcianise, ma la situazione è la stessa ovunque. Torni in vita solo in prossimità delle elezioni, come un comitato elettorale o una lista civica. Per il resto, zero iniziative, nessun confronto: solo tesseramenti. Esisti quasi esclusivamente nelle istituzioni, e chi vi opera — anche in rappresentanza degli iscritti — agisce in modo autonomo, rispondendo solo a chi lo ha nominato, come un amministratore delegato risponde al proprietario dell’azienda. Una degenerazione che rappresenta uno degli ostacoli più difficili da superare per avviare quel necessario processo di cambiamento. Si tratta di un fenomeno ormai palpabile, che esprime plasticamente la cifra di questa crisi, riconoscibile: la separatezza dei corpi istituzionali che dovrebbero essere il terminale dell’azione politica del partito e che invece diventano soggetti estranei, autoreferenziali, capaci solo di autolegittimarsi e autoconservarsi. E se davvero credi che il patriarcato esista ancora nella nostra società, dovresti ammettere che si manifesta prima di tutto nei luoghi del potere, a partire dai partiti — dal nostro partito. Per questo bisognerebbe ribaltare le proporzioni, forzare la mano, per costruire domani un equilibrio che finora non c’è stato. Per fare e non solo per far parlare questo partito al femminile. Nelle piccole e grandi scelte, rimuovendo gli ostacoli che non consentono alle donne di partecipare, adeguando orari e luoghi alla nostra presenza di mogli, lavoratrici e madri. E’ triste dirlo ma qui negli ultimi tempi gli incarichi assegnati a donne, sarà un caso, spesso sono andati a mogli, figlie, sorelle o nipoti, senza un’ora di militanza alle spalle. Scusa la durezza, ma tra me e te oggi non c’è un rapporto da recuperare: è tutto da rifare, lo avrai capito. Per questa ragione, non voglio tradirmi per l’ennesima volta. Preferisco salutarci qui. Farò ciò che sento giusto. Per Marcianise non esiste oggi una ricetta chiusa: occorre sperimentare, capovolgere la piramide partendo dai quartieri e non dai tavoli autoreferenziali della politica politicante. E magari scegliere, infine, attraverso le primarie, chi possa essere la sintesi di una nuova primavera marcianisana. Spero con tutto il cuore di provocare un sussulto, un cambio di passo immediato nel percorso tracciato, una reazione che riporti quanti sono ormai distanti come me almeno a dialogare domani con il PD. Come spero di incontrare in questo nuovo cammino tante persone oneste e di buona volontà per condividere un progetto con al centro il protagonismo del territorio, valori veri e buone pratiche. Con affetto, ciao PD. Scrive Maria Di Lernia Iscritta al Pd


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »