Lazio

indagini sulle falle nella sicurezza interna

Ottanta fiale di Fentanyl svanite nel nulla da una cassaforte blindata, sottratte in due riprese senza che nessuno lanciasse l’allarme per giorni. È un vero e proprio giallo investigativo quello scoppiato all’Ospedale Israelitico di Roma, nella sede di via Fulda nel quartiere Magliana.

La scomparsa del potentissimo oppioide sintetico – un farmaco strettamente monitorato, capace di generare migliaia di dosi da immettere sul mercato nero della droga – ha fatto scattare un’indagine della Procura di Roma che rischia di scoperchiare una catena di clamorose falle nei sistemi di sicurezza del nosocomio.

L’inchiesta, affidata sul campo ai Carabinieri della Compagnia Eur, procede a ritmo serrato nel massimo riserbo. Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo d’indagine con ipotesi di reato pesantissime: furto aggravato e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

L’obiettivo è capire chi abbia avuto accesso al caveau e se la banda abbia goduto di basisti o complicità all’interno del personale medico o amministrativo.

Il furto in due tempi e il mistero delle chiavi

Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori, il colpo non è stato un blitz isolato, ma un’operazione chirurgica spalmata su più giorni.

Un primo e consistente quantitativo di fiale sarebbe stato rubato nel fine settimana tra il 21 e il 22 giugno, approfittando dei turni ridotti e delle ore notturne. Nessuno, però, si è accorto di nulla.

Il ladro è così tornato in azione il 24 giugno per completare il lavoro. Solo a quel punto la responsabile della farmacia ospedaliera, notando le scatole vuote, ha capito che i conti non tornavano e si è fiondata in caserma a sporgere denuncia.

Il punto centrale del giallo ruota attorno alla chiave della cassaforte. Dai controlli dei Carabinieri, infatti, i mazzi di chiavi ufficiali ed “autorizzati” risultano tutti regolarmente presenti e al loro posto.

Questo dettaglio restringe il campo a due sole ipotesi: o l’autore del furto è un dipendente che ha utilizzato la chiave originale durante il proprio turno riponendola subito dopo, oppure qualcuno è riuscito a procurarsi una copia perfetta del ferro per agire indisturbato.

Zero telecamere e registri carenti: la cassaforte era un “fantasma”

Le verifiche dei militari dell’Arma hanno purtroppo evidenziato una serie di vulnerabilità strutturali nella gestione dei farmaci speciali dell’Israelitico.

La cassaforte che custodiva il Fentanyl si è rivelata priva di moderni sistemi di chiusura elettronica o di lettori di badge, dispositivi che avrebbero impresso in memoria l’ora esatta e il nome di chiunque avesse aperto lo sportello.

Il vuoto di sorveglianza: La falla più grave riguarda la sorveglianza visiva. Il locale della farmacia in cui si trova il blindato non era coperto da telecamere a circuito chiuso. Gli investigatori stanno ascoltando decine di medici, infermieri e addetti alla vigilanza privata, ma la mancanza di immagini rende difficile l’identificazione di chi ha varcato quella soglia nelle ore cruciali del furto.

Dal canto suo, la direzione dell’Ospedale Israelitico ha diffuso una nota ufficiale per blindare la propria immagine, confermando la massima collaborazione con la Magistratura e ribadendo la propria posizione di parte lesa nel procedimento.

L’azienda sanitaria ha inoltre tenuto a rassicurare l’utenza: il furto delle 80 fiale non ha provocato alcuna ripercussione sulle operazioni in sala operatoria né sulla continuità terapeutica dei pazienti ricoverati.

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