Calabria

Inchiesta sugli appalti nel Crotonese: il Riesame revoca il divieto di dimora all’avvocato Manica

È tornato in libertà Francesco Manica, avvocato di 50 anni, imputato davanti al Tribunale di Crotone, con altre quattro persone, in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta Teorema della Procura perché ritenuto partecipe della presunta associazione a delinquere che, tra il 2022 e 2025, avrebbe lucrato a colpi di mazzette sugli appalti dell’ente intermedio, ma anche dei Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha infatti revocato la misura cautelare del divieto di dimora nel Crotonese che, di recente, gli era stata confermata dai giudici del dibattimento. In questo modo, è stata accolta la tesi del collegio difensivo, formato dagli avvocati Gianluca Marino, Vincenzo Cardone e Tiziano Saporito, i quali hanno messo sul tavolo il venir meno delle esigenze cautelari a carico del loro assistito.

Il provvedimento del Riesame, ritenendo non più sussistenti il pericolo di reiterazione e quello di inquinamento probatorio, ha stabilito «l’effettiva inadeguatezza ed inutilità» del divieto imposto a Manica. Che è finito sott’accusa con il fratello Fabio, il 48enne ex vicepresidente della Provincia di Crotone (agli arresti domiciliari), considerato al vertice dell’ipotizzato gruppo delinquenziale, Luca Bisceglia, ingegnere di 52 anni (ai domiciliari) e sua moglie Rosaria Luchetta, architetta di 47 anni (ai domiciliari), Giacomo Combariati, imprenditore di 42 anni (ai domiciliari), ritenuto il numero due dell’ipotetica organizzazione.

Le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Crotone si sono focalizzate sulla società “Sinergyplus”, intestata a Combariati ma di fatto amministrata da Fabio Manica. Secondo gli inquirenti, l’azienda avrebbe funto da collettrice delle tangenti derivanti dai vari lavori che l’ex vicepresidente dell’ente intermedio avrebbe fatto assegnare, attraverso dirigenti e funzionari pubblici compiacenti, ad un gruppo di tecnici e imprese a lui vicini. E tra questi, c’erano Bisceglia e Luchetta oltre alle ditte “È impresa” e “Kreosolution”. Dopodiché, i professionisti e le imprese incaricati sarebbero stati soliti versare una quota dell’ammontare degli affidamenti, le mazzette mascherate da consulenze, sul conto corrente della “Sinergyplus”.


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