Marche

così la mafia ha messo le mani sui milioni della ricostruzione. 51 indagati, 8 arresti



ANCONA I soldi pubblici destinati a ricostruire le case danneggiate dal terremoto del 2016, le imprese che si aggiudicavano gli appalti, i subappalti affidati ad altre società e, dietro queste ultime, soggetti legati ad ambienti della criminalità organizzata. C’è la mafia dietro la ricostruzione post-terremoto nelle Marche ma anche la corruzione per pilotare appalti da assegnare in cambio di denaro e utilità, come quella di vedersi ristrutturare gratis immobili di proprietà. È lo scenario che emerge dall’operazione “Ricostruzione”, una maxi indagine della Guardia di finanza di Ancona, che ha portato a 8 arresti più altri 43 indagati a piede libero. «Un sistema illecito capace di muoversi tra i cantieri del post sisma e le stanze in cui vengono decisi appalti e finanziamenti pubblici», secondo gli inquirenti.

Il vile denaro

Il terremoto del 2016 ha lasciato in tutta la regione migliaia di edifici danneggiati e una lunga stagione di lavori, finanziamenti e interventi. Un’enorme quantità di risorse necessarie per restituire case e servizi nelle comunità colpite. Su questa pioggia di denaro – è la ricostruzione investigativa – si sarebbe innestato un meccanismo che avrebbe permesso a imprese non in regola con i requisiti antimafia, o ritenute riconducibili a soggetti vicini alle cosche, di entrare nei cantieri e beneficiare indirettamente dei fondi pubblici. All’alba di ieri i lampeggianti e le sirene della Guardia di finanza, guidata dal comandante provinciale Carlo Tomassini, hanno svegliato dal sonno quelli che sono ritenuti i principali responsabili di un giro servito a imboscare società fittizie legate ai clan per farle lavorare nei cantieri ed eludere così i controlli, ma anche per alimentare un sistema di fatture false per quasi 8 milioni di euro da cui tornava indietro denaro contante trasferito alle cosche. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Ancona, con il supporto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha portato a 8 arresti in carcere: l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto della giunta regionale Acquaroli dal 13 novembre 2020 al 12 dicembre 2025, Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata e imprenditore edile, Antonio Cervigni, imprenditore maceratese del settore termoidraulico e impiantistico, Vincenzo Chiappalone, imprenditore di Sassoferrato originario della Calabria, Giuseppe e Raffaele Diana, imprenditori campani, Antonio Esposito imprenditore di Caserta ed Antonio Ezechielli, imprenditore maceratese. Sono 43 gli indagati (con 17 società individuate) per ora a piede libero. Per 5 di questi il gip ha disposto gli interrogatori preventivi prima di decidere sulle eventuali misure cautelari da adottare. Lo stesso gip ha ordinato i sequestri per oltre 57 milioni di euro e il blocco di tre società. Le operazioni delle Fiamme gialle hanno interessato 13 province italiane, quelle delle Marche riguardano Ancona, Macerata, Pesaro Urbino e Fermo. Più di 50 sono state le perquisizioni e le acquisizioni di documenti effettuate negli uffici, nelle aziende e nei confronti di professionisti e imprenditori.

I filoni

«L’attività di indagine si è sviluppata su più filoni – ha spiegato la procuratrice distrettuale Monica Garulli – interconnessi tra loro e ha permesso di mettere in evidenza un fenomeno apparentemente sottotraccia, quello delle infiltrazioni criminali nel tessuto dell’economia legale, approfittando di una opportunità costituita dalla ricostruzione post sisma che ha mobilitato molte risorse pubbliche diventando un affare appetibile anche per la criminalità organizzata». Tutto è partito dal controllo dei reati tributari. Il primo filone riguarda il ruolo di Chiappalone, che si è insediato nel Fabrianese negli anni ‘90 consolidandosi nel settore edile. Gli investigatori hanno ricostruito rapporti con la ‘ndrangheta calabrese, le famiglie Avignone e Crea di Rizzicomi. Nei filmati della Finanza, si vede il 52enne entrare nella propria auto con una mazzetta di soldi che si presume frutto di una tangente. Le sue società sarebbero state usate come subappaltatrici per fornire manodopera nei cantieri della ricostruzione post sisma e per alimentare un sistema di fatture false per 8 milioni di euro. Denaro trasferito poi alle cosche. Frode fiscale aggravata dalla finalità mafiosa, reati tributari e bancarotta fraudolenta le accuse. Il secondo filone riguarda l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione post sisma 2016 e vede Crucianelli accusato di truffa aggravata e corruzione, definito «imprenditore cerniera» perché avendo pochi operai al lavoro nei cantieri (di privati) rispetto al volume di affari avrebbe interpellato Chiappalone per avere manovalanza, subappalto di manodopera con soggetti contigui a organizzazioni criminali. Nei cantieri si sarebbero inseriti soggetti del clan dei Casalesi riconducibili al boss Michele Zagaria.

Il terzo filone

Un terzo filone ha portato a galla un sistema corruttivo per affidamenti pubblici nel settore sanitario e dell’edilizia universitaria con riferimenti a alla Regione, all’Erdis Marche e all’Università di Camerino. Qui entra in gioco Pistarelli, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, che per pilotare gli appalti avrebbe ricevuto utilità per 105mila euro tra contanti e ristrutturazioni edilizie di propri immobili o di parenti. Il ruolo istituzionale di Pistarelli avrebbe consentito al gruppo di incidere sulle procedure pubbliche e ottenere informazioni coperte da segreto per aggiudicarsi l’appalto. Il sistema avrebbe interessato procedure, nel suo complesso, per un valore di 150 milioni di euro, alcune concluse, altre in corso e altre solo programmate. Le somme e i vantaggi sarebbero stati veicolati attraverso Cervigni ed Ezechielli. Tra gli episodi ricostruiti figurano l’acquisto, da parte di Erdis Marche, di un ex monastero nel Maceratese destinato a diventare uno studentato universitario. L’opera sarebbe stata favorita in cambio di una dazione di 250mila euro. L’immobile, acquistato prima del sisma per 2 milioni di euro, rivenduto poi a 3 milioni, sarebbe stato interessato da lavori finanziati dal ministero dell’Università e dall’Ufficio speciale per la ricostruzione per 12 milioni. I lavori, appaltati a Crucianelli, sarebbero stati subappaltati a Chiappalone.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »