Marche

«Incamerato l’80% dei beni». E i diportisti vogliono un gestore pubblico – Cronache Fermane

di Sandro Renzi

Si è parlato di porto nel Consiglio comunale aperto richiesto dall’opposizione e andato in scena questa sera per fare il punto proprio sullo scalo marittimo e sulle sue prospettive. Ad aprire le danze il sindaco Valerio Vesprini che ha subito chiarito a chi spettasse intervenire in primis, ovvero all’amministratore della Sgds Giovanni Lanciotti e all’assessore al demanio Fabio Senzacqua. Ma è stato il capogruppo dem, Nicola Loira, ad anticipare tutti cercando, senza esito, di spiegare semplicemente le ragioni della richiesta di una civica assise su questo argomento. Puntuale è scoppiata la bagarre dalla maggioranza che ha spinto lo stesso Loira, in forza di una applicazione rigida del regolamento, a desistere dall’intervenire. Subito la parola allora all’avv. Lanciotti. «Il porto sta andando molto bene ed il merito è della società e delle persone che ci lavorano. Noi ci abbiamo creduto e con noi anche le associazioni che operano nel porto» ha detto quest’ultimo.

Punto di partenza il Pef redatto dalla Sgds, quando si è ipotizzato di concedere alla municipalizzata la gestione del porto una volta revocata la concessione al Marina. Pef studiato sulla base degli elementi presi in Comune e di una valutazione anche fotografica dell’infrastruttura per capire l’entità della occupazione degli ormeggi e poi i numeri relativi a costi e ricavi senza però troppi documenti forniti dal precedente concessionario. «Abbiamo fatto una gestione conforme a quanto ci eravamo dati nel Pef e lo scostamento è irrisorio -ha detto Lanciotti- partiamo dai costi previsti per il personale stimati al 33% (237 mila euro) di quelli totali per il secondo semestre, poi il canone demaniale per 140 mila euro sempre per sette mesi. Queste due voci costituiscono la fetta più rilevante delle spese, il resto sono costi necessari per la gestione. I ricavi, sempre parametrati al periodo, sono 1.254.000 euro per un anno. Il saldo positivo è stato di 9 mila euro e nel Pef avevamo previsto un utile netto di circa 40 mila euro per sette mesi. Ad influire un paio di voci però: gli ormeggi degli operatori ittici che hanno ottenuto una riduzione del canone a causa dei problemi legati all’imboccatura del porto, e poi il tema delle sub concessioni che abbiamo stipulato solo per le aree e non anche per i fabbricati» così Lanciotti che ha poi puntato l’indice sulla situazione che avrebbe trovato entrando nella struttura. «Abbiamo trovato un’area portuale con molti rifiuti anche negli spazi occupati dalle sabbie dragate negli anni ed abbiamo portato via camion di spazzatura. Altro lavoro fatto quello relativo all’impiantistica idrica e non solo. Tra i servizi previsti dal contratto di concessione diciamo subito che abbiamo rispettato il programma prevedendo servizi igienici per i disabili, un servizio di noleggio bici e toelettatura per animali».

Ancora numeri quelli illustrati dall’amministratore della Sgds. «Ci son state 59 imbarcazioni in più da quando abbiamo  preso la gestione del porto nel giugno 2025 e rimettere le cose a posto, soprattutto sul piano contrattuale, non è stato semplice -prosegue Lanciotti- e siamo anche riusciti a bloccare l’esodo di diversi diportisti». Per quanto riguarda le tariffe Lanciotti è stato chiaro: sono state applicate quelle previste nel 2021 ed anche per il 2026 sono rimaste invariate. «Possono sembrare più basse rispetto a quelle di mercato ma servono per attirare altre imbarcazioni e sicuramente saranno più di 59 a fine anno». E’ stato invece l’assessore Senzacqua a fare il punto sull’iter amministrativo per arrivare al bando di gara che dovrà avere una valenza europea per la scelta del nuovo concessionario. «Tredici mesi fa siamo subentrati nella gestione del porto -ha ricordato l’assessore- all’esito di una lunga e complessa battaglia legale». L’assessore ha ricordato quindi le principali tappe che hanno portato alla fine alla scelta della Sgds. Le operazioni di incameramento dei beni non sono tuttavia ancora terminate e questo non consentirebbe di predisporre ancora una gara con dettagli certi. «La società Marina -ha detto l’assessore- ci chiedeva 7 milioni di euro per l’acquisto dei beni che c’erano all’interno della struttura. Adesso posso dire con soddisfazione che la commissione incaricata nell’ultimo verbale, risalente a marzo scorso, ha stabilito che l’80% dei beni devono essere incamerati dallo stato (pontili, catenarie etc). Se vogliamo comprarci il resto dovremmo sborsare meno di 100 mila euro. Un risultato importante per l’Amministrazione». Non saranno incamerati dunque gli immobili che ospitano ad esempio il ristorante e il broker e poco altro che potrà essere di facile rimozione.

«Spetterà alla prossima giunta fare la gara anche perché i tempi per l’incameramento dei beni sono ancora lunghi» escludendo che per il 2027 nulla cambierà. E’ stato poi la volta del capogruppo Pd, Nicola Loira. «C’è un piano regolatore portuale approvato e se gli obiettivi non sono ritenuti corretti vorremmo sapere cosa l’Amministrazione intende fare. Un Consiglio comunale, dopo oltre un anno, doveva essere portato a conoscenza delle difficoltà e delle sfide affrontate dalla Sgds e non solo parlare di numeri e ricavi. Era del tutto legittimo essere informati al pari dei consiglieri di maggioranza, non avevamo chiesto invece il Consiglio comunale aperto per il semplice fatto che non avevamo ancora tutti gli elementi per un confronto costruttivo. Ci confortano comunque i numeri illustrati dalla Sgds». Alessandra Cognigini, segretaria della Consulta del porto, a nome di tanti diportisti, ha voluto precisare che «l’idea che il porto possa tornare nelle mani di un privato mi fa accapponare la pelle. Il porto è un pezzo della città, la gestione privata ha portato ad un fuggi fuggi di barche, tornare al gestore privato è un suicidio politico. Si rischia con una gestione privata di ipotecare un pezzo di Porto San Giorgio per decenni. Il porto si autofinanzia. Con i soldi di chi vive il porto la struttura è stata aperta ai cittadini».  

 


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