Mondo

Il trionfo di AfD insegna che l’ultradestra non va inseguita, ma combattuta

Nessuno potrà dire che non li aveva visti arrivare. Perché AfD in Germania è ormai da anni che cresce. E negli ultimi, questa crescita si è tradotta in alcuni casi in veri e propri balzi elettorali, come successo nella Sassonia-Anhalt.

Un’alta partecipazione elettorale, il 77,8%, circa venti punti superiore alla precedente e un 43,8% di preferenze per il partito guidato a livello nazionale da Alice Weidel. Significa che un elettore su due tra i 2,1 milioni di abitanti del Land tedesco (tra i più piccoli della Germania federale) ha scelto AfD.

Se ciò è accaduto e sta accadendo è innanzitutto perché il partito ha trovato davanti a sé un tappeto rosso, gentilmente stesole dalle “grandi coalizioni” tra destra (CDU-CSU) e “sinistra” (SPD e Verdi). Perché il problema non è tanto alzare un muro contro una specifica organizzazione politica, ma farlo contro le idee che incarna. Se invece quelle idee vengono addirittura incorporate nel proprio bagaglio, non ci si può poi stupire se sul mercato elettorale vinca l’originale e non la copia. Perché non arrivano voti a chi compra la merce ideologica dell’ultradestra (CDU ma anche SPD), ma a chi la vende (AfD per l’appunto).

Per questo, il primo insegnamento da trarre dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt è che ciò di cui abbiamo bisogno non è una politica “accomodante” verso le idee dell’ultradestra, ma una che dia battaglia, senza cedere di un centimetro; una politica che pianifichi una radicale trasformazione economica, capace di redistribuire l’enorme ricchezza che ha accumulato chi campa di profitti e di rendita (immobiliare o finanziaria) a favore della maggioranza.

In Germania, al contrario, sono decenni che CDU-CSU e SPD e Verdi applicano ricette che si sono tradotte sistematicamente in un impoverimento e in un indebolimento della classe lavoratrice e, per contro, in un arricchimento e in un rafforzamento della minoranza di privilegiati. Non si è trattato di un errore del sistema, ma dell’esito desiderato dalle classi dominanti.

Non può stupire, così, che la scelta di chi ha votato in Sassonia-Anhalt è stata in primo luogo sulla base dell’esigenza di una risposta al bisogno di maggiore “sicurezza sociale”. Per essere concreti: dal 1990 a oggi la Germania ha dismesso gran parte del patrimonio di case popolari e oggi accade che il decile più povero della popolazione sia costretto a spendere più del 60% dei propri redditi nelle spese per affitto e abitazione; per contro, la più grande impresa immobiliare, Vonovia, nel 2025 ha festeggiato il ritorno agli utili in grande stile, registrando un utile netto di più di 4 miliardi.

Merz ha deciso di affrontare la difficile situazione del Paese sposando la linea dettata dalle imprese. Così ha abbassato l’aliquota dell’imposta sui redditi delle società dal 15% al 10%. Spinge per una riforma delle pensioni che alzi l’età pensionabile. E ha fatto propria la posizione di chi, come il manager della Mercedes Martin Burdermüller, sostiene che si debba allungare la giornata lavorativa. Il tutto nello stesso momento in cui sta rendendo più difficile per le classi popolari l’accesso alla prestazioni sociali.

In questo contesto, la Sassonia-Anhalt è tra chi più ha sofferto le difficoltà. Da almeno dieci anni (ma bisogna risalire già al processo di unificazione) va avanti un processo di de-industrializzazione, tutt’altro che compensato dalla crescita del terziario povero. E gli stipendi nel turismo, nella ristorazione, nella logistica sono più bassi di quelli corrisposti agli operai dell’industria: il risultato è il salario medio più basso di tutte le Regioni dell’ex Germania dell’Est.

La conseguenza è anche la fuga dei più giovani e l’invecchiamento della popolazione: la Sassonia-Anhalt ha perso il 5,6% della sua popolazione (125mila persone) in dieci anni e oggi un abitante su due ha più di 50 anni.

Ma c’è di più: il Pil è praticamente fermo da dieci anni (-1% nell’ultimo decennio). Come suggerisce Romaric Godin sul francese Mediapart, se la torta non cresce diventa ancor più pressante il tema della sua distribuzione. Come affrontano il tema i diversi attori politici?

Dentro questa cornice AfD costruisce il nemico nel migrante, rappresentato come causa di ogni male dei lavoratori tedeschi. Eppure in Sassonia-Anhalt le persone migranti sono il 9%, ben al di sotto della media tedesca, e per lo più giovani: contribuiscono per di più alla stabilizzazione della sanità pubblica, settore in cui c’è strutturale carenza di personale.

Gli altri partiti politici inseguono e anche dopo la sconfitta continueranno a “copiare” la destra più estrema. Non solo: perché come mostra l’esperienza di Scholz prima e di Merz poi, in realtà sono disponibili a rompere anche quelli che fino a poco fa erano veri e propri dogmi, ma non nella direzione che servirebbe alla maggioranza. La Germania infatti prevede oggi lo sforamento dei vincoli di bilancio, ma per finanziare il riarmo e non, invece, i bisogni sociali della popolazione.

Così tutti gli attori politici fanno sparire dalla scena il ruolo giocato in questi anni da profitti e rendite. Cresciuti a dismisura non per caso, ma grazie a una politica che ha lavorato incessantemente affinché ciò accadesse. È questo il terreno su cui dovremmo lavorare, anche in Italia, non solo per impedire l’ulteriore crescita di una destra ancora più “ultra” di quella attuale, ma soprattutto per fornire risposte concrete all’urgenza di “sicurezza sociale” che è sempre più la richiesta prevalente tra le classi popolari. Contro cui si staglia un intero sistema di potere politico.

L’articolo Il trionfo di AfD insegna che l’ultradestra non va inseguita, ma combattuta proviene da Il Fatto Quotidiano.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »