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Il tennis che ci emoziona anche senza Jannik

Si può scomodare Max Weber per ipotizzare cosa sta accadendo al tennis italiano al quale il destino cinico e baro (e con la faccia da scugnizzo di Juan Manuel Cerundolo) ha sottratto Jannik Sinner nel momento più atteso della stagione, quello dello slam terraiolo parigino? Si può. Oltre cent’anni fa il filosofo e sociologo tedesco coniò il concetto della “routinizzazione del carisma”, la Veralltäglichung. Che semplificherei così: il carisma è per natura instabile e schiaccia i comprimari, i quali riemergono e s’impongono solo se la figura carismatica esce di scena.

Un caso di scuola relativamente recente conferma l’intuizione weberiana: Lee Iacocca salvò la Chrysler dal fallimento a cavallo degli anni ‘70 e ‘80, diventando in breve la figura totemica dell’industria automobilistica americana. Il manager italo-americano era però una personalità così forte da non lasciare spazio a nessuno. Soltanto dopo la sua uscita dall’azienda, dirigenti come Robert Eaton e Bob Lutz, fino ad allora sconosciuti o quasi, diventarono i promotori della fase più creativa e redditizia della storia della Chrysler.

Il tennis nell’era Sinner mi ricorda la Chrysler nell’era Iacocca: il condizionamento creato – inconsapevolmente! – dalla leadership carismatica del numero 1 ATP lascia di solito poco spazio agli altri protagonisti del movimento azzurro. Ma se Sinner rinuncia, come qualche mese fa, alla nazionale in occasione della finale di Coppa Davis oppure incappa in una giornata nera che più nera non si può, come giovedì scorso sul rettangolo rosso del Philippe-Chatrier, beh, ci sono ragazzi e giovanotti che occupano felicemente e prepotentemente la scena. I loro nomi sono Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi. I due romani e il ligure monopolizzano infatti la nona giornata del Roland Garros 2026, i primi due centrando l’obiettivo di approdare ai quarti di finale, l’ultimo battendosi un’altra volta fino a stremarsi. E alla fine fa l’impresa della vita. Mai nella storia del tennis tre italiani erano arrivati insieme ai quarti di finale di uno slam.

Manteniamo l’ordine cronologico dei fatti. All’ora di pranzo Flavio supera lo statunitense Zachary Svajda (6-2 6-3 6-7 7-6) al termine di 3 ore e 19 minuti di confronto in due fasi: il virtuale nuovo numero 11 al mondo domina i primi due set, poi è costretto a contenere la rimonta dell’americano che si rimette in corsa con il tie-break del terzo parziale (vinto per 3-7) grazie al gioco solido e schematico. Nel quarto parziale Cobolli ritrova la lucidità nei punti decisivi e chiude rocambolescamente i conti al tie-break (7-5). Mercoledì affronterà Felix Auger-Aliassime.

Nel pomeriggio Matteo Berrettini soffre appena un po’ meno contro Juan Manuel Cerundolo. Dopo aver gestito senza affanni i due set d’apertura, decisi da un break (6-3) e al tie-break (7-2), si ritrova a contenere nel terzo parziale il ritorno del mancino argentino. Alzato il ritmo e accorciati gli scambi salendo a rete con continuità, Juanma trova il break, poi si procura tre set point nel tie break. Bravamente Matteo li annulla e rimonta da 3-6 a 8-6. Il suo prossimo avversario sarà – come di sicuro già sapete – il fantastico Matteo Arnaldi.


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