Il solito copione e l’odio per i simboli del Paese “nemico”
Auto bruciate, negozi saccheggiati, commissariati assaltati, scontri di piazza. Fuoco, violenza, paura. Una notte di (prevedibile) follia ha sconvolto Parigi, Strasburgo, Rennes, Clermont-Ferrand, Grenoble, Le Havre e un’altra settantina di centri urbani. Dopo il trionfo del Paris Saint Germain in Champions League, assieme ai tifosi sono scese in piazza anche le bande multietniche delle banlieues che, approfittando della grande festa, hanno sfogato una volta di più tutto il loro rancore, il loro odio verso i simboli (veri o immaginari, poco importa) di una società considerata “nemica”. Un copione già visto più volte – ricordate le devastanti rivolte dell’estate 2023 o le violenze dello scorso anno seguite alla vittoria del PSG sempre in Champions? – che nemmeno l’imponente schieramento delle forze dell’ordine, 22mila agenti mobilitati in tutto l’Esagono, è riuscito a bloccare. Risultato provvisorio: un morto a Parigi, 57 poliziotti e gendarmi feriti, quasi 800 arresti. Ciò nonostante il ministro degli Interni Laurent Numez ha cercato di rassicurare, “la situazione è sotto controllo”, e ha dato il suo assenso alla prevista parata del PSG sui Champs Èlysèes. Non proprio una buona idea. Immediate le reazioni della politica, o di almeno una parte. Marine Le Pen non ha avuto dubbi. Per madame “solo in Francia il successo di un club sportivo provoca dei disordini. Solo in Francia bisogna rinchiudersi in casa in una serata di festa. I francesi sono stufi delle violenze che si scatenano ad ogni minimo pretesto, nonostante un dispositivo di sicurezza imponente”. A sua volta Jordan Bardella presidente del Rassemblement National (con 34% in testa nelle intenzioni di voto per le prossime presidenziali) ha sottolineato la differenza tra quei politici “profondamente angosciati sulle sorti della Francia e quelli che nei dormicchiano nei corridoi del potere, illudendosi che tutto vada bene”. Ogni riferimento al ministro Numez è voluto. E se le destre attaccano, le sinistre minimizzano o peggio.
Emmanuel Grègoire, nuovo sindaco socialista di Parigi, si limita a festeggiare il successo calcistico e tace sul resto mentre Clémence Guetté, capofila degli ultrà comunisti di La France Insoumise, se la prende con la polizia colpevole, a suo dire, “di caricare e lanciare lacrimogeni su famiglie e giovani, rei solo di essersi radunati in strada”. Insomma, guai a toccare i violenti, i saccheggiatori, i “casseurs”. C’est la France
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