Il piano segreto di Xi per restare al potere: la strategia ispirata a Stalin e Mao
In Cina Xi Jinping ha rafforzato la stretta sul potere politico con il chiaro intento di eliminare ogni possibile centro di dissenso all’interno del Partito Comunista Cinese. Dopo aver abolito i limiti di mandato e consolidato la propria leadership, il leader del Dragone ha intensificato le epurazioni ai vertici dello Stato, colpendo ministri, generali, dirigenti delle imprese pubbliche e persino figure considerate a lui vicine. Il suo obiettivo finale? Intensificare il controllo personale sul Paese e prepararsi a governare ancora a lungo.
Il pugno duro di Xi
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Xi starebbe adottando una strategia che richiama quella utilizzata da Joseph Stalin nell’Unione Sovietica e da Mao Zedong nella Cina del secolo scorso. Il quotidiano americano ha scritto che l’attuale leader cinese ha costruito un sistema fondato sulla fedeltà assoluta, accompagnato da continue campagne disciplinari e da una serie di purghe senza precedenti dall’epoca di Mao.
Dal 2022, con l’avvio del terzo mandato alla guida del Partito, sono stati rimossi tre membri del Politburo, oltre ai ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Agricoltura, insieme a numerosi ufficiali delle forze armate e funzionari locali. La lotta alla corruzione resta la motivazione ufficiale, ma per molti osservatori rappresenta soprattutto uno strumento per eliminare possibili oppositori e rafforzare la lealtà verso il presidente.
Nel fare questo Xi ha ripristinato pratiche tipiche dell’era maoista, come le sessioni di autocritica riservate ai vertici del partito, durante le quali i dirigenti devono valutare il proprio operato e quello dei colleghi davanti allo stesso Xi. Allo stesso tempo è stata rafforzata la Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare, l’organismo incaricato di vigilare sulla condotta dei quasi cento milioni di iscritti al Partito. Pare che nel solo ultimo anno quasi un milione di persone sia stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, un record storico.
La centralizzazione del potere
La concentrazione del potere non riguarda soltanto le nomine. Xi ha progressivamente centralizzato anche il processo decisionale, riducendo il peso dei tecnici, degli esperti e dei funzionari che in passato contribuivano alla definizione delle politiche economiche e strategiche. Il presidente cinese ha quindi promosso il proprio pensiero politico, inserito sia nello statuto del Partito comunista sia nella Costituzione cinese, trasformandolo in un riferimento obbligatorio per i funzionari e per chi vuole entrare nel partito.
La propaganda di Stato ne rafforza costantemente l’immagine come guida indispensabile della rinascita nazionale. Tuttavia questa crescente personalizzazione del potere comporta anche ipotetici rischi. L’assenza di un successore designato e la progressiva eliminazione dei contrappesi interni potrebbero rendere più difficile correggere eventuali errori politici e aprire in futuro una fase di instabilità, come avvenne dopo la morte di Stalin nel 1953 e di Mao nel 1976.
In ogni
caso, Xi sembra determinato a proseguire su questa strada, convinto che solo un controllo totale del Partito e dello Stato possa – soprattutto in questo periodo storico – garantire alla Cina di competere con gli Stati Uniti.
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