«Il mio Gianluca travolto dalle auto, chi ha visto qualcosa adesso parli». Lo scorso anno la tragedia in superstrada. L’appello della compagna del motociclista
CIVITANOVA «Io mi chiamo Gianluca e non è vero che non amavo la vita. Avevo mille progetti e sogni e quella sera volevo solo tornare a casa mia». È passato un anno dalla morte di Gianluca Ausanio, il 48enne che nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2025 perse la vita in un incidente in moto lungo la superstrada. Oggi, nel primo anniversario della tragedia, la compagna Francesca Anconetani ha scelto di rendere pubblica una lettera da lei scritta come se fosse Gianluca stesso a parlare. Un appello nella speranza che qualcuno possa ricordare qualcosa di quella notte e trovare il coraggio di raccontarlo.

Il testo
«È stata colpa mia, così sembrerebbe o meglio così dicono – si legge nella missiva -.
Sono Gianluca e quella maledetta sera ho commesso un errore e l’ho pagato caro, ma non tutto è come sembra».
Sono parole che attraversano tutta la lettera, fino alla domanda che ne rappresenta il cuore: «Allora spiegatemi perché solo io e la mia famiglia dovremmo pagare per sempre mentre voi vivete tutti i giorni tranquilli e come se niente fosse». Francesca Anconetani conosceva Gianluca da 19 anni e dal 2021 i due erano tornati insieme. La lettera vuole tenere aperta una domanda alla quale, dopo dodici mesi, si attende ancora una risposta. Nello scritto, Gianluca si rivolge a chi sarebbe passato sul luogo dell’incidente senza fermarsi e lo avrebbe investito una volta a terra: «Quella sera dopo l’impatto decine di macchine mi hanno deturpato e hanno deciso di non fermarsi e di lasciare il mio corpo lì senza cercare minimamente un modo per preservarlo».
E ancora, con parole durissime: «Io ho pagato il mio sbaglio, ma voi che mi avete letteralmente smembrato in strada siete nel giusto? Voi che non vi siete neanche fermati e che arrivati a casa avete ripulito le vostre auto dal mio sangue e dai miei resti siete a posto? La mattina vi svegliate sereni?». Sono passaggi che restituiscono la sofferenza dei familiari e il bisogno di sapere che cosa sia realmente successo. Gli accertamenti sono ancora in corso, ma Francesca Anconetani spera che la pubblicazione della lettera da lei scritta come se fosse Gianluca a parlare possa raggiungere chi quella notte si trovava lungo la superstrada e abbia visto qualcosa di utile a ricostruire i fatti.
«Il conducente dell’auto che ha visto il mio incidente, che potrebbe dare una risposta alla mia famiglia, dov’è? Perché chi era al volante della prima auto che ha segnalato il mio corpo è riuscita a vedere sia me che la mia moto e a schivarmi, e voi no?», si legge ancora. La compagna di Gianluca Ausanio affida a queste parole, la speranza che qualcuno, anche a distanza di un anno, possa ripensare a ciò che ha visto e decidere di farsi avanti. «Mi chiamo Gianluca Ausanio ed ero una brava persona e non volevo morire così», la conclusione della toccante lettera.




