Sicilia

Il furto al Museo di Messina: quindici minuti di silenzio, perchè nessuno ha dato l’allarme?

A tre giorni dall’incredibile furto di quattro opere del maestro Antonello da Messina al museo regionale si stringono i tempi in Procura per accelerare le indagini. Anche oggi come ieri si è tenuto un vertice coordinato dalla sostituta procuratrice Maria Di Mulo titolare del fascicolo.

Due ipotesi per il colpo del secolo

Al momento si lavora su due direttrici principali: cercare di individuare i responsabili del clamoroso furto e possibilmente recuperare le opere d’inestimabile valore ed accertare cosa non abbia funzionato nel dispositivo di sicurezza del museo. Le falle del sistema infatti avrebbero agevolato il colpo in un crescendo di errori, carenze ed omissioni. Sul primo punto negli uffici della Squadra Mobile si continua a visionare una mole immensa di immagini acquisite dalle telecamere di videosorveglianza non solo della zona del museo ma praticamente di mezza città, quella che la sera di ferragosto non era interessata alla processione della Vara. Gli investigatori cercano così di individuare l’auto o più probabilmente il furgone parcheggiato probabilmente sul viale Annunziata sul quale sono stati caricati i quadri e col quale i ladri d’arte sono fuggiti imboccando il viale della Libertà o la via Consolare Pompea o risalendo il viale Annunziata per immettersi sul viale Regina Elena o sulla Panoramica. In tutte queste arterie la Polizia ha acquisito immagini dalle decine di telecamere di videosorveglianza e ora le sta analizzando focalizzandosi su alcuni veicoli sospetti.

La ricostruzione del colpo minuto per minuto

C’è poi l’aspetto più inquietante riguardante la sorveglianza e la sicurezza. I ladri sono entrati nel museo alle 20,47. L’ora in cui le telecamere riprendono l’ingresso nella sala di due persone a volto coperto, vestite di nero che portano via i quadri componenti il Polittico e con una mazza mandano in frantumi la teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte. In quel momento c’erano al lavoro quattro custodi che non hanno dato l’allarme o perchè non lo hanno sentito o perchè non è scattato. Ma secondo la direttrice Marisa Mercurio l’allarme sarebbe scattato regolarmente. Allora perché nessuno dei custodi ha chiamato il 112? A farlo per prima alle 21,02 una signora che passando sul viale Annunziata col marito ha visto i quadri appoggiati al muro evidentemente dai ladri che a quel punto sono fuggiti lasciando sul posto il resto delle opere. I custodi nel museo erano due uomini ex Asu stabilizzati e due donne dipendenti della Regione. Avrebbero dovuto, secondo i protocolli vigenti, scattato l’allarme, controllare le telecamere ed avvertire le forze dell’ordine. Ma da quanto emerso dalle indagini niente di questo sarebbe accaduto. Anzi qualcuno avrebbe spento l’allarme forse perché spesso si attivava senza motivo e i custodi erano costretti a disattivarlo. In Procura gli inquirenti continuano ad incrociare le dichiarazioni dei custodi e della direttrice, cercano una spiegazione al loro comportamento e indagano sul loro passato. Come spesso accade in questi casi si cerca un basista, una talpa che potrebbe aver fornito indicazioni preziose ai ladri e agevolato in qualche modo il loro compito.

 

Il servizio video è di Rosario Pasciuto


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