Il deputato regionale Michele Mancuso a processo il 22 settembre: fissato il rito immediato
Il deputato regionale di Forza Italia, Michele Mancuso, andrà a processo il prossimo 22 settembre dinanzi al Tribunale di Caltanissetta. La data del rito immediato è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica nissena.
Insieme al parlamentare dell’Assemblea Regionale Siciliana, assistito dall’avvocato Alberto Fiore, comparirà in giudizio anche il suo collaboratore, Lorenzo Gaetano Tricoli, difeso dall’avvocato Michele Ambra. Il procedimento è coordinato dai sostituti procuratori Piera Anzalone e Vera Giordano.
I capi d’imputazione contestati a Mancuso riguardano l’ipotesi di reato di corruzione. Secondo la ricostruzione dei magistrati, il deputato avrebbe ricevuto la somma di 12 mila euro, frazionata in tre tranche, al fine di favorire l’associazione “Genteemergente”, destinataria di finanziamenti pubblici regionali per un ammontare complessivo di 98 mila euro, fondi vincolati all’organizzazione di eventi e spettacoli nel territorio della provincia di Caltanissetta.
A Lorenzo Tricoli, oltre al concorso nella medesima ipotesi corruttiva, viene contestato anche il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Tale addebito fa riferimento alla presunta rendicontazione di costi fittizi, quantificati in circa 49 mila euro, presentata alla Regione Siciliana per giustificare l’impiego dei contributi erogati.
Sotto il profilo procedurale, la Procura aveva formulato la richiesta di rito immediato qualificando la condotta di Mancuso como corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In sede di emissione della misura cautelare, il gip del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, aveva ridefinito l’addebito qualificandolo come corruzione per l’esercizio della funzione. Contro tale riqualificazione l’ufficio inquirente aveva proposto appello; in seguito, al rigetto del ricorso da parte del Tribunale del Riesame, il parlamentare sarà formalmente giudicato per l’ipotesi originaria di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, così come cristallizzato nel decreto che dispone il giudizio.
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