«Il controllo occulto, ovvero la politica come arma di distrazione di massa»
di Giuseppe Fedeli*
Baruffe da pollaio, atte a gettare discredito, fino ad arrivare all’insulto, al linguaggio da bettola; frasi ad effetto, boutade, botta e risposta off limits da parte degli esponenti della classe politica, sono modalità di comunicazione a forte impatto, pensate per catturare l’attenzione dello spettatore. Strategie – aumento dell’audience a parte- che non solo veicolano temi importanti per il Paese, ma spesso costituiscono modalità per distrarre l’attenzione delle masse dalle questioni cruciali.
A detta modalità si aggiunge il visual storytelling, che nasce proprio dal bisogno di creare una profonda sinergia tra differenti modalità di narrazione, allo scopo di raccontare una storia in grado di arginare la emorragia dell’attenzione, sempre più scarsa e distratta degli utenti, deviandola verso le informazioni ed ai messaggi presenti sul web, così generando, di conversi, connessioni ed emozioni.
In punto alla ‘manipolazione psicologica delle masse’, lo psicologo Gustave Le Bon (annoverato tra i padri fondatori della psicologia sociale) fu il primo ad analizzare il comportamento delle masse, proponendo tecniche per controllarle e guidarle: suo il motto “Pensare collettivamente è la regola generale. Pensare individualmente è l’eccezione”. Non a caso le sue opere vennero lette e studiate da gran parte dei dittatori del novecento: Lenin, Stalin, Hitler, e Mussolini. Il pensiero centrale dello studioso riguarda il modo in cui, all’interno della collettività, le singole attitudini intellettuali degli uomini tendono ad annullarsi: la pluralità del pensiero si dissolve, così omologandosi ad un pensiero unico, dove predominano i tratti inconsci.
Altra figura di riferimento, figura chiave nella costruzione della propaganda democratica del XX secolo, al punto da essere considerato il padre delle pubbliche relazioni moderne, è Edward Bernays. Nipote di Sigmund Freud, trasformò le teorie psicoanalitiche dello zio per manipolare l’inconscio collettivo. Fu lui a scrivere che in una democrazia moderna, “la manipolazione conscia e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse è un elemento importante della società”, definendola “ingegneria del consenso”. In termini più appropriati, essa è il braccio operativo per il controllo delle masse. Nasceva così l’idea che chi fosse in grado di gestire questo strumento sociale avrebbe potuto costituire una forza invisibile, capace di esercitare il potere esecutivo di un Paese, e di dirigere una nazione. L’ingegneria del consenso oggi si chiama marketing digitale, comunicazione politica, influencer marketing e, nella sua forma più occulta, disinformazione.
“In teoria ciascuno fa le sue scelte per quanto concerne la vita pubblica e quella privata; in pratica, accettiamo che i nostri dirigenti e gli organi di stampa ci indichino le questioni di interesse generale. Accettiamo che un pastore, uno studioso, o semplicemente un’opinione diffusa ci prescrivano un codice di comportamento sociale standardizzato al quale ci conformiamo per la maggior parte del tempo”.
I social network e gli algoritmi hanno amplificato a dismisura la capacità di raggiungere e persuadere il pubblico, sfruttando le stesse leve emotive che già Bernays aveva individuato. Le fake news, le bolle informative e le campagne virali altro non sono, se non l’evoluzione estrema delle tecniche descritte nel suo manuale “Propaganda”. Noam Chomsky, dal canto suo, elaborò la lista delle dieci strategie di manipolazione delle masse attraverso i mass media. Tra queste, la prima afferma che “l’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dal “potere”, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti’. La strategia sarebbe indispensabile per impedire al pubblico di occuparsi delle conoscenze essenziali, in campo scientifico, economico, psicologico e così via. Attraverso tale meccanismo, dunque, la classe politica sarebbe in grado di mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai problemi sociali fondamentali e occupata da temi senza vera importanza, allo scopo di esercitare un controllo sul popolo, influenzandone il sentire e impedendogli così di incidere realmente sulla vita sociale: “la qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori “.
È noto che l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio, per impiantare o instillare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti: un film, più proiezioni, uno “streaming”, di cui siamo spesso inconsapevoli, ma con cui dobbiamo fare i conti. È questa la maschera del potere, all’ombra del quale si muove la pleiade dei falsari.
PS
“Propaganda” di Bernays è uno strumento potentissimo per decifrare il mondo che ci circonda. Inoltre, esso ci costringe a porci una domanda, che non smette di inquietarci: le nostre scelte, le nostre opinioni e i nostri desideri sono davvero frutto di una libera scelta, o siamo pedine, in mano ad abili mossieri?
* giudice
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