Il colpo al Museo di Messina. La storia del «polittico» commissionato da una badessa
Acquistata 23 anni fa dalla Regione siciliana per 220 mila sterline dalla casa d’aste Christiès la tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione davanti e dietro Cristo in Pietà di Antonello da Messina adesso varrebbe almeno 15 milioni di euro, il prezzo pagato dal ministero della Cultura per acquisire un’opera simile a quella rubata assieme ad altre tre tavole dal museo regionale di Messina, nel giorno di Ferragosto e della processione della Vara.
Non è semplice quantificare il danno economico per il clamoroso furto di Ferragosto, gli esperti parlano di decine e decine di milioni di euro. Il Polittico di San Gregorio detto anche del Rosario, di cui sono state rubate tre tavolette su cinque, fu commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Era originariamente composto da sei tavole raffiguranti al centro La Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta del Rosario, cosi come identificata dal simbolo iconografico, il Rosario, che poggia in basso sul gradino, ai lati i Santi Gregorio e Benedetto, nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, la tavola centrale della cimasa, che probabilmente raffigurava il Cristo morto sorretto dagli Angeli, è andata perduta. Il polittico di San Gregorio è un’opera giovanile del maestro messinese ed è datata 1473. Fu restaurato una prima volta nel 1842 quando venne ricomposto. Sopravvisse al terremoto del 1908. Nuovi restauri vennero fatti nel 1942 e nel 1981-82 nel laboratorio di restauro del Museo regionale di Messina. Tutta l’opera di 170 centimetri per 203 complessivi, è raffinata e di grande valore per l’impostazione prospettica con una base unica che dà unità alle parti e per la perfezione dei dettagli come dei tessuti. E’ considerata un capolavoro della cultura rinascimentale italiana. «Rubare Antonello da Messina non significa soltanto sottrarre alcune opere alle sale di un museo, ma colpire uno dei luoghi più profondi della memoria culturale siciliana, perché esistono opere che cessano da tempo di appartenere esclusivamente alla storia dell’arte per diventare parte dell’identità di una città, di un territorio, di una civiltà», dice il critico d’arte Giuseppe Carli. Per Carli «le tavole sottratte non possono essere considerate soltanto oggetti antichi, per quanto preziosi: sono documenti irripetibili della nostra civiltà, superfici sulle quali quasi sei secoli di storia hanno depositato devozione, cultura, memoria e identità e nel caso del Polittico di San Gregorio il gesto appare ancora più doloroso, perché sottrarre tre tavole significa interrompere l’unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti; non è soltanto una sottrazione, dunque, ma una vera mutilazione, materiale e simbolica».
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