San Rocco, il santo protettore dei cani: la sua storia e il culto tra Venezia Giulia e Istria
16 agosto 2026 – ore 14:30 – Viene raffigurato con il mantello e il bastone del pellegrino, una piaga sulla coscia e un cane al suo fianco, spesso con un pezzo di pane tra i denti. È san Rocco, uno dei santi più venerati dalla tradizione cristiana e popolare, celebrato il 16 agosto e invocato per secoli come protettore dalla peste, dalle epidemie e dalle malattie contagiose. Un culto particolarmente radicato anche nella Venezia Giulia e in Istria, territori nei quali guerre, commerci e frequenti epidemie favorirono la costruzione di chiese, cappelle e altari dedicati al santo. Le informazioni storiche sulla sua vita sono scarse e spesso si intrecciano con la tradizione agiografica. Secondo gli studi più recenti, Rocco sarebbe nato a Montpellier, nel sud della Francia, tra il 1345 e il 1350, anche se le biografie più antiche collocavano la sua nascita nel 1295. Rimasto orfano e appartenente a una famiglia benestante, avrebbe distribuito i propri beni ai poveri per intraprendere un pellegrinaggio verso Roma. Durante il viaggio attraverso l’Italia si sarebbe fermato in diverse città colpite dalla peste, dedicandosi all’assistenza degli ammalati. La tradizione gli attribuisce numerose guarigioni, compiute attraverso la preghiera e il segno della croce. Il suo nome divenne così indissolubilmente legato alla protezione dalle epidemie, in un’epoca nella quale la peste rappresentava una delle minacce più temute dalle comunità europee. Sulla strada del ritorno Rocco sarebbe giunto a Piacenza, dove si ammalò a sua volta.
Per evitare di contagiare altre persone si ritirò in solitudine in un bosco, secondo alcune versioni all’interno di una grotta o di un riparo nei pressi del fiume Trebbia. È in questo punto della sua storia che compare il cane, divenuto il suo inseparabile simbolo iconografico. L’animale, appartenente secondo la tradizione al nobile Gottardo Pallastrelli, avrebbe trovato Rocco gravemente malato e avrebbe cominciato a raggiungerlo ogni giorno, portandogli un pezzo di pane sottratto alla tavola del padrone. Insospettito dal comportamento del cane, il proprietario lo avrebbe seguito fino al rifugio, scoprendo il pellegrino e prestandogli assistenza. Rocco riuscì così a superare la fase più grave della malattia. Il cane con il pane tra i denti non rappresenta quindi un elemento decorativo, ma il simbolo della fedeltà, della cura e della salvezza. Da questa vicenda nasce anche il patronato di san Rocco sugli animali, e in particolare sui cani. Ancora oggi, in occasione della sua festa, in diverse località vengono organizzate benedizioni degli animali domestici. La guarigione dalla peste non segnò tuttavia la conclusione delle sue sofferenze. Ripreso il viaggio, Rocco sarebbe stato arrestato nei pressi di Voghera, scambiato per una spia a causa del suo aspetto e della reticenza a dichiarare la propria identità. Morì in carcere, probabilmente nella notte tra il 15 e il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 e il 1379. Soltanto dopo la morte sarebbe stato riconosciuto grazie a un segno a forma di croce che, secondo la leggenda, portava sul petto fin dalla nascita.
Il culto si diffuse rapidamente nell’Italia settentrionale e ricevette un impulso decisivo da Venezia. Nel 1478 venne fondata la confraternita destinata a diventare la Scuola Grande di San Rocco, mentre nel 1485 giunsero nella città lagunare le reliquie attribuite al santo. La tradizione sostiene che fossero state trasferite da Voghera, anche se le modalità della traslazione non risultano storicamente accertate. Nel 1490 le reliquie furono collocate nella chiesa veneziana dedicata a san Rocco. La presenza delle spoglie e l’importanza raggiunta dalla confraternita contribuirono a diffonderne la venerazione nei territori legati alla Serenissima. La sua figura divenne particolarmente importante lungo l’Adriatico. Le città portuali erano infatti esposte al rischio dei contagi trasportati dalle navi, dalle merci e dalle persone in viaggio. Per questa ragione molte cappelle dedicate a san Rocco vennero costruite alle porte degli abitati, lungo le strade o nelle vicinanze dei lazzaretti: una posizione simbolica, scelta affinché il santo fermasse la malattia prima del suo ingresso nei centri abitati. Nella Venezia Giulia una delle testimonianze più significative si trova ad Aurisina, dove san Rocco è patrono del paese e dell’intero Comune di Duino Aurisina. La chiesa parrocchiale venne costruita nel 1753 al posto di un edificio precedente, consacrato nel 1604. La ricorrenza del 16 agosto è tuttora accompagnata da celebrazioni religiose, dalla processione e da una festa capace di riunire le componenti italiana e slovena della comunità carsica. A Gorizia il santo è invece patrono dell’omonimo borgo. La prima chiesa risale alla fine del Quattrocento e venne consacrata nel 1500. Dopo la pestilenza del 1623 gli abitanti decisero di ampliarla e abbellirla; il nuovo edificio venne completato e consacrato nel 1637. La Sagra di San Rocco, documentata da oltre cinque secoli, rappresenta ancora oggi uno degli appuntamenti popolari più antichi della città.
Anche Muggia conserva una testimonianza direttamente legata alle epidemie. Una chiesa dedicata al santo venne costruita dopo la pestilenza del 1631, nei pressi dell’area utilizzata come lazzaretto. L’edificio fu demolito nell’Ottocento e ricostruito vicino al porto che da esso avrebbe preso il nome di Porto San Rocco. Ancora più capillare fu la diffusione del culto in Istria. A Verteneglio san Rocco è patrono del paese e viene celebrato con una delle feste tradizionali più conosciute della penisola. L’attuale chiesa venne ricavata nell’Ottocento da un precedente edificio dedicato a san Giovanni Battista, dopo che la vecchia cappella di San Rocco era diventata inutilizzabile. La devozione locale si rafforzò in relazione alle epidemie che colpirono il territorio e alla convinzione che il santo avesse protetto la popolazione. A Racotole, nell’Istria centrale, san Rocco venne scelto come patrono della parrocchia probabilmente tra il XVI e il XVII secolo, durante una fase segnata dalla diffusione della peste e del colera. Anche a Pedena è venerato come protettore della parrocchia, mentre a Villanova del Parentino è ricordato come patrono della località. Particolarmente significativa è la cappella di San Rocco a Draguccio, costruita all’inizio del Cinquecento presso quello che un tempo era l’ingresso principale dell’abitato. La sua posizione rispondeva alla convinzione che il santo potesse impedire alla peste di oltrepassare le porte del paese. L’interno conserva un importante ciclo di affreschi realizzato nel 1529 e nel 1537 da Antonio da Padova, artista istriano. Tra le scene è rappresentata anche la tragedia dell’epidemia, con i corpi colpiti dai dardi, antico simbolo della morte provocata dalla peste.
Chiese e cappelle dedicate al santo sono presenti anche a Gallesano, Umago, Pinguente e in numerose altre località istriane. Non in tutti questi centri san Rocco fu patrono ufficiale: la presenza di un edificio a lui intitolato testimonia però la forza di una devozione collettiva nata dalla paura delle epidemie e dal bisogno di affidare la protezione della comunità a una figura riconoscibile. L’iconografia consente di identificarlo con facilità. San Rocco indossa gli abiti del pellegrino, porta il bordone, la bisaccia e talvolta una conchiglia, simbolo del viaggio religioso. Con una mano mostra la piaga sulla coscia, memoria della peste che lo colpì; accanto a lui si trova il cane con il pane. In alcune raffigurazioni compare anche un angelo che cura la ferita. Da protettore degli appestati, il suo patronato si è progressivamente esteso agli ammalati, agli operatori sanitari, ai pellegrini, ai viandanti, ai prigionieri, agli emarginati, ai volontari e agli animali. Il cane resta però il simbolo più immediato del suo racconto: non soltanto compagno fedele, ma protagonista di un gesto quotidiano di cura grazie al quale, secondo la tradizione, il santo riuscì a sopravvivere.
Articolo di Francesco Antonucci




