Il Cio riapre la porta a Mosca tra pragmatismo olimpico e ritorno della geopolitica dello sport

Oggi però il quadro appare diverso: il Cio non si limita a consentire la presenza individuale degli atleti, ma restituisce alle federazioni internazionali la responsabilità politica e sportiva della decisione finale.
È un precedente che richiama da vicino quanto accaduto con la Bielorussia. Minsk, coinvolta indirettamente nel conflitto in quanto alleata strategica di Mosca, è stata oggetto di misure analoghe, ma progressivamente gli organismi sportivi internazionali hanno cercato formule capaci di evitare esclusioni collettive e definitive degli atleti. La soluzione della neutralità, inizialmente concepita come misura eccezionale, sembra essersi trasformata in uno strumento stabile della diplomazia sportiva contemporanea.
Anche il calcio offre esempi significativi di questa evoluzione. Nel 2023 la FIFA tentò una parziale riapertura nei confronti della Russia autorizzando il ritorno delle nazionali Under 17 maschili e femminili nelle competizioni internazionali, sempre sotto bandiera neutrale. L’iniziativa fu però bloccata dalle forti resistenze di numerose federazioni europee, a partire da quelle affiliate alla UEFA, che si dissero indisponibili a scendere in campo contro rappresentative russe. Un episodio che dimostrò come, al di là delle decisioni degli organismi internazionali, la sostenibilità politica delle riaperture dipenda anche dal consenso degli stakeholder del sistema sportivo. La scorsa settimana la Fifa ha annunciato l’apertura del nuovo Festival Under 15 – in programma in Azerbaigian dal 22 al 31 ottobre 2025 – a «tutte le federazioni affiliate», inclusa la Russia.
Il caso olimpico ha tuttavia caratteristiche differenti. I Giochi rappresentano il più importante evento multisportivo globale e il Cio, per tradizione, tende a privilegiare l’universalismo e l’inclusione rispetto alla logica delle sanzioni indefinite. Non è un caso che da Mosca la decisione sia stata letta come un segnale politico positivo. Il ministro dello Sport Mikhail Degtyarev ha parlato di un movimento olimpico che deve restare “libero dalla politica” e ha definito il provvedimento un via libera per il ripristino dei diritti degli atleti russi.
Dietro le dichiarazioni ufficiali si intravede però anche una valutazione di realpolitik. Alle Olimpiadi di Tokyo, disputate nel 2021, la Russia schierò oltre 300 atleti e conquistò 71 medaglie, confermandosi una delle principali potenze dello sport mondiale. L’assenza quasi totale di Mosca da Parigi 2024 ha inevitabilmente inciso sul livello competitivo di numerose discipline, alimentando il dibattito sull’efficacia e sulla durata delle esclusioni.
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