Harry perde la causa contro il Daily Mail: ora rischia un conto da 50 milioni di sterline. Lui: “È insabbiamento”
L’Alta Corte di Londra ha respinto la causa per violazione della privacy intentata dal principe Harry e altre sei celebrità contro Associated Newspapers Limited (ANL), editore del Daily Mail, del Mail on Sunday e del MailOnline, per mancanza di prove e prescrizione dei termini: l’accusa era quella di aver ottenuto notizie con una serie di metodi illegali nel corso di 20 anni.
In una nota firmata assieme a una dei co-denuncianti, l’attivista anti-razzismo Doreen Lawrence, il secondogenito di re Carlo III ha bollato la sentenza del giudice Matthew Nicklin alla stregua di “un completo ed ovvio insabbiamento”: qualcosa di “sconcertante e totalmente ingiustificato, ma purtroppo non inatteso”.
In una sentenza che diventerà un precedente di fondamentale importanza, disinnescando altre controversie legali sorte per via dello scandalo delle intercettazioni telefoniche, la High Court of Justice ha respinto tutti i capi d’imputazione contestati all’ANL, affermando che i ricorrenti non avevano dimostrato che le informazioni fossero state carpite in modo illegittimo. Nella sentenza scritta dal giudice Nicklin, si legge che la Corte non può semplicemente dedurre che una notizia sia stata ottenuta illegalmente se esiste un modo accessibile e completamente legittimo per ottenerla.
Il principe Harry era uno dei sette personaggi di spicco che hanno intentato la causa multimilionaria contro Associated Newspapers Limited: insieme a lui anche l’attivista antirazzismo Doreen Lawrence, madre del giovane assassinato Stephen Lawrence, il cantante Elton John e suo marito David Furnish, le attrici Elizabeth Hurley e Sadie Frost e l’ex ministro liberaldemocratico Simon Hughes.
I ricorrenti avevano accusato l’editore di “un uso chiaro, sistematico e continuativo di raccolta illegale di informazioni” per diversi anni, ricorrendo a intercettazioni telefoniche (“phone hacking”), violazioni della segretezza e assunzione di investigatori privati. Il team legale di ANL ha definito le accuse “scandalose” e “assurde”: le notizie, ha affermato il pool difensivo, provenivano invece legittimamente da addetti stampa, articoli precedenti o da “fonti riservate” della cerchia sociale dei VIP.
Inutile per le sette celebrità e i loro legali presentare al tribunale 55 articoli pubblicati tra il 1997 e il 2015 e tre episodi, che a loro dire dimostravano la raccolta illegale di informazioni: le prove di presunti “illeciti abituali e diffusi”, tra cui intercettazioni telefoniche, spionaggio di linee fisse e microspie tramite investigatori privati, nonché tangenti versate alla polizia, non sono state ritenute sufficienti né valide dall’Alta Corte.
“Il verdetto rappresenta una vittoria schiacciante per il Daily Mail e i suoi giornalisti, e per la libertà di stampa in generale”, ha commentato l’editore dopo la sentenza.”Questa è una magnifica rivendicazione del giornalismo del Daily Mail”, ha rimarcato un portavoce, “per alcune delle accuse più oltraggiose mosse all’inizio del caso, quattro anni fa, in un clima di grande clamore mediatico, l’installazione di microspie nelle auto e nelle case delle persone, l’ascolto delle telefonate e l’accesso illecito ai conti bancari, non è mai stata presentata alcuna prova credibile”. “La reputazione dei nostri onesti e instancabili giornalisti è stata gravemente compromessa e oggi sono stati scagionati.
Come dimostra chiaramente la sentenza, ogni singolo articolo era basato su fonti legittime”, ha concluso l’esponente del quotidiano.
Ora per i ricorrenti arriverà da saldare un conto salatissimo per via della sconfitta in tribunale, dato che si parla di circa 50 milioni di sterline.
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