Abruzzo

il bilancio e il “testamento morale”


La notizia era nota, ma l’addio di monsignor Bruno Forte alla diocesi di Chieti-Vasto, che guida da 22 anni, è imminente. Ordinato vescovo a settembre 2004, “padre Bruno” ha annunciato da tempo che, non appena sarà nominato il suo successore, si ritirerà in un convento a Napoli, dove è nato nel 1949. 

Così, in attesa di salutare definitivamente la comunità, ha diffuso una lettera di commitato, nonché un bilancio del lungo periodo in cui è rimasto a Chieti. Una lettera testamento intitolata “Ventidue anni di servizio episcopale tra Voi: gratitudine, affidamento alla misericordia di Dio e fiduciosa speranza”. 

“Mi sono sforzato – scrive monsignor Forte – di servire la Chiesa, di farla il più possibile conoscere e amare dal nostro popolo, che ho trovato sempre largamente disposto all’ascolto e che tante volte mi ha testimoniato la sua fede in maniera perfino commovente”.

Tra i momenti più importanti alla guida della diocesi, l’arcivescovo pone il “Sinodo celebrato fra il 2004 e il 2008”, definito “il vero e proprio ‘progetto pastorale’ diocesano”, che “ha puntato su cinque priorità: giovani, famiglia, evangelizzazione, dialogo e carità. Priorità assoluta è stata per me quella di proporre lo sguardo di fede su tutte le scelte dell’agire ecclesiale, di cui è alimento necessario un’intensa vita di preghiera personale e liturgica, che è stata particolarmente suggerita e curata dalla Scuola Diocesana della Preghiera e dall’Ufficio Liturgico”.

“Ne sono condizioni ulteriori – spiega ancora – l’indipendenza dalla politica di parte, la vicinanza ai più deboli, da sostenere con una sempre più decisa azione della Caritas, già molto attiva, e l’apertura missionaria. Ricordo che l’Arcidiocesi occupa uno dei primissimi posti nell’elenco delle Chiese in Italia nell’ambito dei contributi dati alle missioni. Una grande sfida da portare avanti è quella dell’incessante richiesta al Padrone della messe perché mandi operai nella Sua messe: benché l’Arcidiocesi vanti un clero autoctono e un discreto numero di vocazioni, la nostra gente richiede moltissimo la presenza vicina e assidua dei sacerdoti per la crescita nella vita cristiana”.

Nel corso della sua missione, monsignor Forte spiega di aver “percorso annualmente circa centomila chilometri per visitare e stimolare le comunità parrocchiali e le varie istituzioni civili, caritative e impegnate nel servizio ai più deboli”.

E ancora, ci sono state “due Visite Pastorali a tappeto in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi: la prima dal 2009 al 2012, preparata per tre anni a livello parrocchiale, zonale e diocesano, culminata nella celebrazione del Sinodo diocesano, seguito dalla pubblicazione del Libro del Sinodo – Una Chiesa pellegrina sula via della Bellezza e da quella di un Direttorio Pastorale Diocesano, e la seconda dal 2019 al 2021, per riprendere e rilanciare i frutti della prima. Rendo grazie a Dio per l’accoglienza ricevuta da parte di tutti, anche delle istituzioni civili. Per raggiungere, poi, in modo particolare il mondo della cultura e dell’Università, a cominciare dai tanti giovani che la frequentano e con rispettosa attenzione ai docenti e ai ricercatori, ho promosso oltre cinquanta Quaestiones Quodlibetales in collaborazione con i Magnifici Rettori che si sono succeduti, con larga partecipazione di pubblico e relatori di volta in volta accuratamente scelti”.

Poi, un bilancio sui sacerdoti che servono la comunità diocesana. “Il numero dei presbiteri diocesani – tiene conto l’arcivescovo – è di circa 130. I religiosi parroci sono una quindicina. Molti sacerdoti sono anziani, anche se negli ultimi due decenni le ordinazioni sono state in numero costante di due per anno, consentendo di coprire i bisogni della diocesi. È inoltre in atto da oltre quarant’anni un gemellaggio con la Diocesi di Tuticorin (India, Tamil Nadu), che consente di avere alcuni seminaristi da essa provenienti, che una volta diventati sacerdoti restano per tre trienni al servizio della nostra chiesa di Chieti-Vasto. Attualmente il numero di questi presbiteri ospiti è di una decina”.

“L’impegno pastorale dei sacerdoti e dei diaconi – sottolinea l’arcivescovo -è stato generoso e fedele: ha aiutato in questo anche la coincidenza fra parrocchie e piccoli comuni, che pone il presbitero al centro dell’attenzione di tutti e lo stimola a sentirsi corresponsabile della vita dell’intera comunità. Il numero delle vocazioni al sacerdozio è rimasto piuttosto stabile: gli ingressi in Seminario di giovani provenienti dall’Arcidiocesi sono stati di circa un paio all’anno. Molta cura è stata data alla pastorale vocazionale e alla collaborazione di essa con la pastorale giovanile e universitaria. Ridotto è il numero dei presbiteri che fanno parte di movimenti di spiritualità o di associazioni e movimenti di carattere nazionale”.

Altri momenti rilevanti degli ultimi 22 anni, nel bilancio tracciato da monsignor Bruno Forte, “sono stati i diversi pellegrinaggi diocesani a Lourdes e in Terra Santa, come anche l’annuale pellegrinaggio dei fidanzati a Loreto per affidare a Maria il loro patto nuziale. Molto impegno è stato riservato alla pastorale familiare e a quella della preparazione al matrimonio, che ha consentito di raggiungere non pochi giovani spesso bisognosi di aiuto e stimolo nel ravvivare il rapporto con Dio e con la Chiesa”. 

“Parimenti – prosegue – motivo di gioia e rendimento di grazie è il pellegrinaggio annuale a piedi di varie migliaia di persone vissuto a fine maggio da Pollutri al Santuario della Madonna dei Miracoli a Casalbordino. La “Traditio Symboli”, celebrata nella preparazione al tempo pasquale, ha coinvolto ogni anno le diverse centinaia di cresimandi per far loro riscoprire non solo la grazia del credere, ma anche la bellezza del condividere la fede. In totale, ho personalmente amministrato la confermazione in questi 22 anni a oltre sessantacinquemila persone”.

Spazio anche all’impegno della Caritas diocesana, che “si è fatta carico di varie opere: a Vasto l’Emporio della Solidarietà, presso la Parrocchia di San Paolo Apostolo; in alcuni Centri presenti sul territorio la distribuzione di viveri e di aiuti vari ai bisognosi, mantenendo in rete il collegamento fra i Centri stessi. In queste diverse opere ha collaborato un considerevole numero di volontari, che vengono formati con appositi corsi e momenti organizzati dalla Caritas diocesana. Si è inteso sottolineare il carattere pedagogico dell’azione della Caritas stessa, puntando a sensibilizzare le comunità all’attenzione ai bisogni dei più deboli e alle necessità dei più poveri”.

Sul fronte economico, la situazione dell’Arcidiocesi viene definita “sostanzialmente sana: grazie ai contributi Cei si è fatto fronte in questi anni alla realizzazione di ben sei complessi parrocchiali, resisi necessari a motivo delle trasformazioni sociologiche che hanno portato molti a lasciare i piccoli centri montani dell’interno per trasferirsi in aree meglio servite vicino alla costa e alle grandi vie di comunicazione. La popolazione ha sempre contribuito con generosità alle urgenze ad essa segnalate. I beni stabili della diocesi non sono molti, né redditizi: anche in questo campo si è andata operando un’opportuna razionalizzazione, dismettendo ciò era solo di peso e valorizzando quanto è stato possibile valorizzare, avvalendosi anche dei suggerimenti degli organismi della Cei preposti a tale ambito di azione”.

Il bilancio degli ultimi 22 anni si chiudono con una sorta di testamento morale di Bruno Forte: “Lo sguardo al futuro è pervaso dalla speranza teologale ed insieme si fonda con fiducia sul lavoro svolto in questi anni e dalle tante collaborazioni promosse e attivate. Se è ormai riconosciuto ampiamente che l’esilio di Dio preteso da alcune ideologie è del tutto superato, resta non di meno necessario l’impegno costante, convinto e appassionato dei credenti, perché il Vangelo continui ad essere annunciato e susciti la sequela di Gesù Signore in tanti cuori. È la grande promessa e la grande sfida che assumo per me per il tempo che Dio vorrà concedermi e mi permetto indicare a Voi, a cominciare dal mio Successore, come grazia assicurata dalla fedeltà del nostro Dio e risposta da dare con fede e sempre nuova generosità”.

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