Società

Il 41,9% under 25 ha un rapporto malato con il web: cyberstalking e ansia. I dati Eurispes

I giovani italiani sono la generazione più connessa e insieme la più esposta ai rischi della rete.

Il Rapporto Eurispes 2026 traccia una geografia del disagio digitale che non ha precedenti. Il 41,9 per cento dei 18-24enni definisce il proprio rapporto con il digitale “problematico”. Una quota che scende progressivamente con l’età, ma resta un segnale di allarme per un’intera fascia di popolazione.

I numeri della vittimizzazione online parlano chiaro. Il cyberstalking ha colpito il 28,2 per cento degli utenti digitali, con punte del 35,6 per cento tra i 25-34enni. La violazione della privacy riguarda il 19,7 per cento degli italiani, ma sale al 39,2 per cento nella fascia 18-24 anni. Il tentativo di adescamento tramite falsa identità ha coinvolto il 17,6 per cento del campione, e ancora una volta i giovanissimi pagano il prezzo più alto: il 31,5 per cento degli under 24 dichiara di averlo subito.

Le strategie di autoprotezione restano largamente insufficienti. L’88,8 per cento degli italiani non sa quantificare il tempo speso online. Solo il 12,7 per cento ha adottato misure per limitare l’uso dei dispositivi. La disattivazione delle notifiche (27,9 per cento) e l’uso di timer per le app (27 per cento) sono le strategie più comuni, ma ancora troppo poco praticate. L’81,4 per cento degli intervistati usa dispositivi digitali nell’ora precedente il sonno, e quasi un quarto li tiene accesi in camera da letto con notifiche attive.

La fragilità digitale si intreccia con una crisi economica e identitaria profonda. L’Italia perde 34.700 giovani ogni anno, molti dei quali laureati. La fuga di cervelli dal Sud verso il Centro-Nord costa al Paese circa 6,8 miliardi di euro nel triennio 2022-2024. La disoccupazione giovanile si attesta al 18,7 per cento, ben sopra la media europea del 14,4 per cento. Un giovane su tre (33,9 per cento) è inattivo, cioè non studia, non lavora e non cerca occupazione.

A completare il quadro arriva la nostalgia. Il trend social “2026 is the new 2016” non è solo una moda. Il 65 per cento dei giovani avverte uno scarto marcato tra vita reale e ideale. Più della metà teme il costo della vita (53 per cento). Quattro su dieci guardano con ansia al mercato del lavoro. Secondo un’indagine Ipsos citata nel rapporto, il 54 per cento della Generazione Z e il 53 per cento dei Millennials italiani avrebbero preferito nascere nell’epoca dei propri genitori. Un paradosso che il rapporto spiega con il meccanismo di Easterlin: l’aumento del reddito non produce automaticamente più felicità, e in un presente percepito come incerto il passato diventa un rifugio emotivo.


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