I poliziotti coinvolti nella morte di Fakir pronti a tornare sulle volanti. A che punto sono le indagini

Per i due poliziotti coinvolti nel caso della morte di Abderrahim Fakir si prospetta il rientro in servizio a tutti gli effetti. Dalla prossima settimana potrebbero ricominciare ad effettuare gli interventi sul posto a bordo delle volanti, mentre proseguono gli accertamenti della procura di Bologna per il reato di omicidio colposo a carico loro e dei quattro volontari della Croce Rossa che hanno assistito all’arresto in cui il 42enne è morto.
Dal video della body-cam ai pregressi di salute: a che punto sono le indagini
Lo scorso 19 luglio Abderrahim Fakir è deceduto durante un fermo di polizia in preda a una crisi psichiatrica. A effettuare la ‘manovra di contenimento’, premendo l’uomo sull’asfalto per ammanettarlo, sono stati gli agenti di 23 e di 28 anni che i pubblici ministeri Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, hanno iscritto nel registro 45-bis insieme agli operatori dell’ambulanza.
Le indagini si stanno concentrando sia sul modo in cui gli agenti sono intervenuti sia sulla procedura di attivazione e invio dei soccorsi sanitari, oltre a ricostruire i pregressi di Fakir. Il video di 40 minuti girato dalla bodycam di uno dei poliziotti è ora al vaglio dei Ris di Roma. Periti e investigatori sono al lavoro anche sui cellulari di Fakir, oltre a ricostruire gli spostamenti e lo stato psicofisico dell’uomo il giorno della sua morte e la presenza di eventuali malattie pregresse. Da inizio settembre potrebbero emergere anche i primi fondamentali elementi dell’autopsia.
Gli agenti lontani dal servizio fino ad agosto, poi il rientro
Nelle settimane successive i due poliziotti erano rimasti lontani dal commissariato Bolognina-Pontevecchio a cui appartengono, ufficialmente per motivi legati a ferie già programmate e per la guarigione dalle contusioni riportate durante l’arresto di Fakir. Per diversi minuti, mentre era premuto a terra, l’uomo ha cercato di liberarsi dalla presa divincolandosi, gridando aiuto e mordendo la gamba del poliziotto che gli teneva la testa sull’asfalto.
Come BolognaToday ha appreso dal loro avvocato difensore, Gabriele Bordoni, i due agenti sono stati reintrodotti al lavoro già a inizio agosto, prima con mansioni di ufficio per una settimana, e poi ai lavori esterni per le successive due. Ora dal 31 agosto potrebbero tornare a disposizione delle pattuglie che intervengono fisicamente in situazioni di emergenza.
Ilaria Cucchi: “Mancata trasparenza”. La replica del legale: “Solo un auspicio”
Contro il rientro degli agenti si era espressa pubblicamente Khadjia Fakir, sorella della vittima. Nei giorni scorsi il vicepremier Matteo Salvini ha commentato nuovamente la vicenda rispondendo ‘a distanza’ alla parente: “Quei due poliziotti sono giustamente tornati in servizio, come i volontari della Croce rossa, perché hanno fatto e fanno il loro lavoro”.
Oggi è la senatrice di Alleanza Verdi-Sinistra, Ilaria Cucchi, a sollevare una questione di trasparenza: “Com’è possibile che un difensore sappia in anticipo le disposizioni interne di un commissariato e di una questura? – si chiede – È normale una commistione tale tra l’avvocato e la questura?”.
A BolognaToday è Bordoni a replicare: “Nessuna commistione ma il mio era un semplice auspicio, è una polemica che va a turbare i poliziotti e l’operato degli uffici. Al momento non ci sono elementi che portino in una direzione diversa dal ritorno regolare in servizio”, dichiara il difensore.




