I gruppi WhatsApp delle mamme sono legali? Può la scuola sanzionare i genitori? Le criticità spiegate dall’Avvocato De Martino. Il Punto

I gruppi WhatsApp dei genitori sono legali, ma questo non significa che al loro interno sia possibile rivolgere qualsiasi tipo di commento nei confronti di insegnanti e personale scolastico. Quando la critica supera determinati limiti, infatti, può assumere rilevanza anche sul piano penale.
A chiarirlo è l’avvocato Alessandro De Martino nel corso della trasmissione “Diritto in Cattedra”, condotta da Francesco Bunetto in diretta su YouTube. Il tema nasce da una situazione frequente: docenti che non partecipano alle chat delle famiglie ma vengono successivamente a conoscenza di messaggi, giudizi o accuse rivolti nei loro confronti.
I gruppi WhatsApp tra genitori sono legali
Il primo punto chiarito da De Martino riguarda l’esistenza stessa delle chat tra famiglie. Non c’è alcun divieto che impedisca ai genitori di creare gruppi e discutere anche di quanto accade a scuola.
“I gruppi WhatsApp tra genitori sono legali perché non è certamente vietato il diritto di associarsi, anzi in Italia è garantito dalla Costituzione”, ha spiegato l’avvocato.
Allo stesso modo, non è possibile impedire alle persone di esprimere valutazioni negative o critiche.
“Non si può vietare alla gente di parlare, così come non gli si può vietare di criticare anche in pubblico, anche in un gruppo WhatsApp”.
La questione cambia, tuttavia, quando non si è più di fronte a una critica, anche severa, ma a espressioni che possono assumere carattere diffamatorio.
Quando nella chat può esserci diffamazione
Secondo De Martino, il fatto che il gruppo WhatsApp sia privato non esclude automaticamente la possibilità che si configuri una diffamazione.
Il legale ha ricordato che la chat non equivale alla divulgazione a mezzo stampa o alla pubblicazione aperta sui social, ma la comunicazione a più persone può comunque assumere rilevanza.
“All’interno di questo gruppo WhatsApp può comunque esistere il reato di diffamazione”, ha spiegato De Martino, riferendosi al caso in cui vengano diffuse affermazioni lesive della reputazione di una persona assente davanti a più soggetti.
Da qui il chiarimento sul caso specifico degli insegnanti: “In un gruppo WhatsApp privato, se i genitori diffamano un docente, quella è diffamazione”.
Cosa può fare il docente se scopre i messaggi
Un insegnante può essere completamente estraneo al gruppo e venire a conoscenza delle conversazioni soltanto in un secondo momento, ad esempio attraverso messaggi o screenshot ricevuti da altri partecipanti.
Secondo De Martino, qualora i contenuti abbiano effettivamente carattere diffamatorio, il fatto che siano stati pubblicati all’interno di una chat privata non impedisce al docente di tutelarsi.
“Se il docente viene in possesso di queste conversazioni, può denunciare per diffamazione”, ha affermato.
Resta quindi fondamentale distinguere tra una critica, che può essere legittimamente espressa anche all’interno di un gruppo di genitori, e contenuti che oltrepassano quel confine e possono integrare un illecito.
La scuola non può sanzionare disciplinarmente i genitori
Nel corso della diretta è stato affrontato anche un altro aspetto: quali conseguenze possono esserci per i genitori che pubblicano commenti offensivi all’interno dei gruppi di classe?
A differenza di studenti e personale scolastico, i genitori non sono sottoposti al potere disciplinare della scuola. Le eventuali responsabilità devono quindi essere valutate su altri piani.
“Sempre in via civile o in via penale”, ha chiarito De Martino.
Se i messaggi integrano fattispecie giuridicamente rilevanti, il genitore può dunque essere chiamato a risponderne secondo le regole ordinarie. “Se c’è diffamazione, se ci sono offese, minacce, come può capitare naturalmente, sono responsabili, possono essere denunciati”, ha concluso l’avvocato.
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