Lazio

Hossain si era invaghito di Jahan – Il Tempo


Gabriel Bernard

«Nessuno muore davvero da solo. Con la propria morte lascia sempre qualcuno che muore con lui. Per questo si dice che, quando arriva la morte, si dovrebbe portare con sé anche i propri cari, affinché nessuno sia costretto a vivere nel dolore della perdita». Ha il sapore di un tragico annuncio il messaggio lasciato da Shahadat Hossain, bengalese di 43 anni, sospettato dalla mattanza a Casalotti. Quelle parole, che all’indomani della strage suonano così cupe, le ha scritte in un post su Facebook il 25 giugno, il giorno prima del triplice omicidio. Accompagnavano la canzone Mera Jeevan Kora Kagaz (la mia vita è un foglio bianco), un famoso brano hindi che simboleggia i sogni non realizzati.

A Noakhali, città del Bangladesh, Hossain e gli Uddin erano vicini di casa, poi nel 2009 Kamal Uddin si è trasferito in Italia e, nel 2024, è riuscito a far arrivare la famiglia. Chi conosce Shahadat Hossain racconta che si era trasferito a Londra, dove ha moglie e figli. Poi, sei mesi fa, è arrivato in Italia.

 

«Lo vedevo spesso in piazza, mi diceva che aveva trovato un lavoro, ma non mi diceva mai che turni avesse. Un atteggiamento che non sono mai riuscito a spiegarmi», racconta Ahamad. Poi aggiunge: «Quando è arrivato Kamal ha garantito per lui, dicevano che fosse un parente, c’era una camera libera nell’appartamento dove vivo io e si è stabilito lì». Una stanza a pochi passi da dove abitava la famiglia Uddin, su via Giulio Clovio. «Andava sempre a trovare Kamal e la sua famiglia, qui nella comunità bengalese ci conosciamo tutti».

L’uomo è stato riconosciuto dal figlio sopravvissuto e lo avrebbe detto a un amico di famiglia arrivato sul luogo del delitto, prima di essere trasportato al Policlinico Gemelli. E così la comunità bengalese ha informato la polizia che ieri ha iniziato a scandagliare gli impianti di sorveglianza della zona per ricostruire i movimenti del presunto killer.

Shahadat Hossain nel suo profilo Facebook racconta di essere «conosciuto nell’ambiente politico come Shahadat e ricopro incarichi di responsabilità nelle organizzazioni affiliate al partito BNP (il Bangladesh National Party)». Chi però l’ha visto seduto al bar lo descrive come una persona silenziosa, che se ne stava per le sue: «Magari prendeva un caffè o una birra, si sedeva per tre minuti al tavolo e poi andava via. Su Facebook la Questura ha messo un avviso, lo stanno cercando, sono rimasto basito. Era sempre qui», racconta dal bar vicino a via Montiglio. E chissà se in quel bar Shahadat Hossain andava per osservare la moglie di Kamal Uddin, della quale, vociferano tra le strade di Casalotti, l’uomo si era invaghito.

 


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