Il film fantasy con Pierfrancesco Favino che non ti aspetti, da vedere su Disney+
Nel vasto oceano delle grandi produzioni hollywoodiane, capita talvolta che piccoli ma significativi frammenti di cinema italiano rimangano sommersi, custodi di una sorpresa che il grande pubblico tende a dimenticare con il passare degli anni. È il caso di un’ opera miliardaria che ha incantato più generazioni di spettatori e che, nel suo secondo capitolo, ha attinto a piene mani dal bacino attoriale del nostro Paese. Parliamo de Le cronache di Narnia – Il principe Caspian, pellicola del 2008 diretta da Andrew Adamson e prodotta da Walt Disney Pictures insieme a Walden Media. Se la maggior parte del pubblico associa la saga ai giovani fratelli Pevensie e al maestoso leone Aslan, l’occhio più attento e critico non può fare a meno di notare una presenza nostrana d’eccezione: quella di Pierfrancesco Favino.
L’attore romano, oggi consacrato come uno dei pesi massimi del cinema europeo, ha preso parte a questa imponente macchina spettacolare in un ruolo tutt’altro che marginale, muovendosi all’interno di un’opera che tentava di smarcarsi dalle atmosfere più favolistiche del debutto per abbracciare una narrazione decisamente più cupa, complessa e strutturata.
Per comprendere appieno il contesto in cui si inserisce il lavoro di Favino, è necessario riavvolgere il nastro della narrazione firmata da C.S. Lewis. Nel secondo libro del ciclo, la temporalità di Narnia si dissocia drammaticamente da quella terrestre. Se per i fratelli Peter, Susan, Edmund e Lucy Pevensie è trascorso soltanto un anno scolastico nella Londra della Seconda Guerra Mondiale, nel mondo oltre l’armadio sono passati ben tredici secoli. Un’era dorata che si è spenta, lasciando il posto all’oblio: l’immortale leone Aslan sembra essere svanito nel mito e le creature mitologiche che un tempo popolavano le foreste, sono state estinte o costrette alla clandestinità più selvaggia.
Il vuoto di potere è stato colmato dai Telmarini, una stirpe di esseri umani spietati e conquistatori che ha colonizzato la terra magica. La vicenda si accende attorno alla figura del giovane Caspian, legittimo erede al trono di Telmar, il cui destino viene stravolto la notte in cui la zia dà alla luce un figlio maschio. Suo zio Miraz, lo spietato Lord Protettore che ha già orchestrato l’omicidio del fratello (il re Caspian IX), ordina l’immediata eliminazione del nipote per assicurare la linea di successione al neonato.
Messo in salvo dal suo precettore, il dottor Cornelius, Caspian fugge nei boschi portando con sé un cimelio dal valore inestimabile: il corno magico della regina Susan. Braccato dalle truppe telmarine, il principe suona lo strumento in un momento di estremo pericolo, richiamando involontariamente i quattro antichi sovrani Pevensie dalla metropolitana di Londra direttamente sulle coste di una Narnia irriconoscibile, ridotta in rovine.
Da quel momento, la storia si dipana lungo i binari di un’alleanza d’emergenza tra il giovane principe fuggiasco, i quattro ragazzi scesi dal mito e le creature della resistenza narniana – nani, tassi parlanti e centauri – uniti nel tentativo di rovesciare la tirannia di Miraz. Il conflitto culminerà in un assedio geometrico e in una feroce battaglia campale, risolta soltanto dal risveglio della natura profonda di Narnia e dal ritorno salvifico di Aslan.
In questa fitta rete di intrighi di corte e scontri all’ultimo sangue, Pierfrancesco Favino non interpreta, come molti potrebbero erroneamente supporre, un personaggio positivo o una creatura fantastica, bensì Lord Glozelle, il fiero generale a capo dell’esercito telmarino e braccio destro del malvagio Re Miraz. A rendere l’operazione ancora più affascinante per il pubblico italiano è il fatto che Miraz stesso sia interpretato da un altro grande nome della nostra cinematografia: Sergio Castellitto.
Glozelle è un personaggio di stampo classico, quasi shakespeariano nella sua evoluzione drammatica. Non è un malvagio bidimensionale, ma un soldato d’altri tempi, dritto come un fuso nella sua lucida armatura d’acciaio, diviso tra il dovere dell’obbedienza militare e un codice d’onore interiore che vacilla di fronte alla spietatezza del suo sovrano. È proprio a Glozelle che Miraz affida il compito iniziale di assassinare il nipote nel sonno, ed è lo stesso generale che, nel convulso finale, assisterà al declino morale del suo re, fino a intraprendere un percorso di pentimento che lo porterà, una volta conclusa la guerra e incoronato Caspian, ad accettare l’offerta di Aslan di abbandonare Narnia attraverso un varco magico per fare ritorno alla Terra, il mondo originario dei suoi antenati. “È il mio primo vero cattivo” – confidava Pierfrancesco Favino nel 2008 a Coming Soon – “e per renderlo ancora più feroce ho voluto che avesse i capelli cortissimi, in modo che quasi gli si vedesse il cranio”.
Se la critica dell’epoca ha evidenziato nel film alcuni scompensi strutturali, legati a una sceneggiatura a tratti sbrigativa nell’approfondimento psicologico dei giovani protagonisti e a una performance di Ben Barnes (Caspian) giudicata talvolta troppo opaca, l’interpretazione della coppia italiana ha ricevuto unanimi consensi. Favino, nonostante un minutaggio e un numero di battute inferiori rispetto a Castellitto, riesce a imporre una presenza scenica magnetica e solida, lavorando molto sulla fisicità, sullo sguardo e sulla solennità del portamento.
Favino ha rievocato con grande suggestione l’impatto emotivo di trovarsi proiettato dentro il mito d’infanzia:“Una delle prime cose di cui mi sono accorto è stato il marchio della Disney, il castello. Siamo andati a New York… e c’era il castello, e ho detto a Sergio: guarda, c’era il castello!” Un entusiasmo da fanciullo che si scontrava e si amalgamava con la straordinaria professionalità richiesta sul set dal regista Andrew Adamson, noto per utilizzare la musica direttamente durante i ciak per aiutare gli attori a sintonizzarsi sulle frequenze emotive delle scene.
Le riprese, dislocate tra i paesaggi mozzafiato e incontaminati della Nuova Zelanda (come la celebre Cathedral Cove), hanno offerto una cornice visiva monumentale che ha prediletto la bellezza dei luoghi reali rispetto all’abuso degli effetti speciali digitali. Per Favino, la frequentazione del genere fantasy ha rappresentato un’opportunità unica di esplorazione artistica e comunicativa. L’attore ha sottolineato come la forza di questo tipo di cinema risieda nella sua capacità di veicolare contenuti complessi sotto una veste metaforica:
“Il fantasy è un genere che ti dà la possibilità di inserire una quantità enorme di messaggi, di simboli. In questo caso, Andrew Adamson lo ha affrontato come se si trattasse di qualcosa di molto più serio, dando alla storia moltissimi livelli di lettura.” – Pierfrancesco Favino
Il principe Caspian delle Cronache di Narnia non è l’unico film internazionale con Favino, anzi ha partecipato a tanti progetti famosi. Il film è presente nel catalogo della piattaforma Disney+ e rivederlo significa riscoprire una pagina felice dell’internazionalizzazione di Pierfrancesco Favino.
Source link




