Veneto

«Ho sentito urla strazianti, ho inchiodato e ho soccorso il motociclista in acqua»


Se non si fosse fermata con la sua auto, con tutta probabilità il motociclista di 53 anni di Bassano si sarebbe arreso alla corrente e la fuoriuscita autonoma di cui è rimasto vittima, avrebbe assunto i connotati della tragedia. Ieri notte alle 22,30 Alessandra Vedovato, sessantenne imprenditrice culturale di Brugine con la sua auto è passata da via Marchioro al confine tra Polverara e Ponte San Nicolò a velocità moderata e con i finestrini abbassati per difendersi dall’afa di questi ultimi giorni. Sono stati proprio questi due dettagli, unitamente ad un innato senso civico a salvare il motociclista appeso alla vegetazione ormai stremato nelle acque del Bacchiglione. 

«Transitando con l’auto – ha raccontato l’eroe – ho sentito una persona lamentarsi e chiedere aiuto. D’istinto mi sono fermata e sono scesa dall’abitacolo. Ho cercato di imbastire un dialogo con la persona in difficoltà per capire dove di fatto fosse. Era buio pesto e non era facile rintracciarlo. A poco a poco mi sono avvicinata al punto dove era caduto. Mi ha riferito che non si ricordava nulla, che aveva un piede rotto e che aveva battuto la testa. Gli ho detto di stare calmo che si sarebbe salvato. Fortunatamente un’altra auto si è fermata e un signore mi ha aiutato. Ho chiamato il 115 chiedendo un rapido intervento. Ho infatti intuito come la persona in difficoltà da un momento all’altro si sarebbe potuta arrendere».

I minuti che hanno preceduto l’arrivo dei vigili del fuoco, dei sanitari del Suem 118 e dei carabinieri sono stati interminabili, ma la donna ha mostrato grande sangue freddo: «Ho continuato a stimolare la persona ferita, gli ho ripetuto che ormai era questione di secondi e sarebbe venuto fuori da quella brutta situazione. Ho fatto in modo che si rilassasse e che non si facesse prendere dal panico. Poi l’arrivo dei soccorritori è stato provvidenziali. E’ stato recuperato e portato in superficie. Di qui il viaggio all’ospedale in ambulanza, ma non ha mai perso conoscenza e non posso far altro che augurargli una pronta guarigione».

Alessandra Vedovato ha concluso: «Sono felice di come sia andata a finire questa vicenda. Mi rattrista il fatto che un’azione come quella che ho svolto faccia notizia. Sarebbe bello che ognuno di noi di fronte ad una criticità si mettesse la mano sulla coscienza e aiutasse il prossimo. Quando ho capito che c’era una persona in difficoltà mi sono mossa come se in acqua vi fosse un mio familiare, un mio amico. Ecco questo spirito di solidarietà e di senso civico dovrebbe entrare nel dna di ognuno di noi. Se ho avuto paura? C’era il rischio che l’uomo mollasse la presa dell’albero e si lasciasse trasportare a fondo dalla corrente. Ho cercato di incoraggiarlo, di tenerlo lucido, sono felice che si sia salvato».


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