Grano e olio, protesta Coldiretti anche in Umbria contro speculazioni e frodi

Centinaia di agricoltori umbri hanno partecipato giovedì mattina alla mobilitazione nazionale promossa da Coldiretti per denunciare le difficoltà che stanno colpendo il settore agricolo, in particolare i produttori di grano duro e olio extravergine d’oliva. La manifestazione si è svolta davanti alla Prefettura di Perugia, in contemporanea con iniziative organizzate in altri dodici capoluoghi di regione.
Una delegazione di Coldiretti Umbria è stata ricevuta dal prefetto Francesco Zito, al quale è stato consegnato il documento con le richieste dell’organizzazione agricola. Al centro della protesta il crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori, le importazioni considerate prive delle stesse garanzie richieste agli agricoltori italiani e il fenomeno delle frodi sull’origine dei prodotti.
«Difendere il reddito delle imprese agricole significa tutelare il lavoro degli agricoltori, garantire trasparenza al mercato, salvaguardare la qualità dei prodotti e la sicurezza alimentare dei cittadini», ha dichiarato il presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti.
«Servono interventi concreti per assicurare prezzi equi, reciprocità delle regole e una reale valorizzazione del vero Made in Umbria agroalimentare», ha aggiunto il direttore regionale Mario Rossi. «Una giornata a tutela della sostenibilità economica delle nostre imprese e della salute dei cittadini».
La mobilitazione ha coinvolto agricoltori provenienti da tutta Italia, scesi in piazza a Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza. Coldiretti punta il dito contro quelle che definisce manovre speculative capaci di comprimere i prezzi riconosciuti alle aziende agricole ben al di sotto dei costi di produzione.
Nel mirino c’è soprattutto il mercato del grano duro. Secondo l’organizzazione agricola, in Sicilia alcuni operatori starebbero tentando di acquistare il prodotto in piena trebbiatura a 19 centesimi al chilogrammo. Un prezzo ritenuto insostenibile dagli agricoltori, soprattutto se confrontato con il costo finale dei prodotti derivati: la pasta viene venduta mediamente ad almeno 2 euro al chilogrammo e il pane supera spesso i 3 euro.
Accanto al grano c’è la questione dell’olio extravergine di oliva. Coldiretti denuncia che nell’ultimo anno il prezzo riconosciuto ai produttori sarebbe diminuito del 50 per cento, mentre i costi di coltivazione sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro. Secondo l’organizzazione agricola, il mercato sarebbe alterato da importazioni e da pratiche che rendono difficile per i consumatori distinguere con chiarezza l’origine delle materie prime.
I numeri della filiera mostrano infatti come l’Italia produca circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva all’anno, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri. Una situazione che, secondo Coldiretti, richiede controlli più rigorosi e maggiore trasparenza lungo tutta la catena produttiva.
Tra le richieste avanzate al Governo figurano l’aumento delle ispezioni contro le frodi sull’origine, l’utilizzo di nuove tecnologie per la tracciabilità dei prodotti, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e alle vendite sotto costo, oltre a una revisione delle norme che regolano l’importazione di olio e cereali dall’estero.
Per il grano, Coldiretti chiede anche maggiori controlli sulle importazioni e l’applicazione del principio di reciprocità, sostenendo che i prodotti provenienti da Paesi extraeuropei debbano rispettare gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani.
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