Golfo Persico in fiamme, un missile colpisce una base italiana in Iraq. Crosetto: nessun ferito. A fuoco due petroliere
In Iran «non c’è più nulla da colpire», per questo «la guerra finirà presto» ma non prima di aver completato «il lavoro». Donald Trump prova a rassicurare gli Stati Uniti e il mondo di essere in totale controllo della crisi in Medio Oriente sostenendo che il conflitto cesserà quando lui lo vorrà e promettendo, al contempo, che le navi nello stretto di Hormuz saranno protette da qualsiasi minaccia provenga da Teheran. Il presidente ammette, tuttavia, che neanche lui si aspettava di usare l’esercito «così tanto».
Elettori di Trump preoccupati
Le dichiarazioni del presidente non bastano a placare la base Maga, sempre più insofferente per una guerra che non rientra nell’agenda ‘America First’e sta costando già molto agli Stati Uniti, a livello umano ma anche economico. «Non c’è praticamente più niente da bombardare, la guerra con l’Iran finirà presto», ha dichiarato il presidente americano in un’intervista telefonica con Axios rivendicando, ancora una volta, che il conflitto «sta andando alla grande» e che «quando voglio che finisca, finirà». «Siamo molto in anticipo sui tempi previsti. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane», ha sottolineato il tycoon precisando però che «il lavoro in Iran va finito».
Nel mirino dell’Iran la California
E’ stato lo stesso Trump d’altra parte qualche giorno fa ad avvertire che l’operazione ‘Epic fury’ sarebbe terminata solo in cambio di una resa incondizionata da parte di Teheran. Una circostanza che sembra ancora piuttosto lontana con le forze iraniane che continuano a sferrare i loro attacchi. Addirittura secondo l’Fbi nel mirino del regime ci potrebbe essere pure la costa occidentale americana e la California in particolare. “Abbiamo recentemente acquisito informazioni secondo cui, all’inizio di febbraio 2026, l’Iran avrebbe aspirato a condurre un attacco a sorpresa utilizzando droni da una nave non identificata al largo delle coste americane contro obiettivi non specificati in California, nel caso in cui gli Stati Uniti avessero condotto raid contro l’Iran», si legge in un’allerta dell’Agenzia.
Trump: Hormuz sicuro
Quanto ai timori di mine nello stretto di Hormuz, Trump ha assicurato che non ce ne sono. «Non credo le abbiano piazzate», ha detto promettendo che «ci sarà un’enorme sicurezza» nello stretto. «Abbiamo distrutto quasi tutte le loro navi posamine in una notte. Abbiamo messo fuori uso la loro marina, la loro aeronautica e tutti i loro sistemi di difesa aerea», ha aggiunto il tycoon che ha forntio numeri contrastanti sulle posamine iraniane distrutte: prima 28, poi 31. Trump ha anche ammesso che non si aspettava che avrebbe usato l’esercito così tanto. «Abbiamo un grande esercito, che ho costruito durante il mio primo mandato. Non pensavo lo avrei usato così tanto». Il protrarsi della guerra sta innervosendo il suo popolo e anche una parte del partito repubblicano. A farne le spese, per ora, é il senatore repubblicano Lindsey Graham, stretto alleato di The Donald e da tempo forte sostenitore dell’attacco all’Iran. In diverse apparizioni televisive il senatore della South Carolina ha chiesto all’amministrazione un pugno ancora più duro contro Teheran e poi di passare ad occuparsi di Cuba.
Malumore anche tra i repubblicani
Parole che hanno sollevato irritazione e, se fra le fila democratiche si è alzato un coro di polemiche, un forte malumore ha iniziato a serpeggiare anche fra i repubblicani. Molti nel Grand old party gli hanno chiesto di abbassare i toni e di non instillare il timore di un dispiegamento di truppe in Iran. Altri, nel mondo Maga, lo hanno definito un «pazzo» e hanno espresso preoccupazione perchè «Trump lo ascolta». Intanto Forbes ha stimato in «almeno quasi un miliardo di dollari al giorno» il costo del conflitto in corso in Medio Oriente per i contribuenti americani.
E, secondo fonti del Pentagono citate dal New York Times, la prima settimana degli attacchi militari in Iran è costata oltre 6 miliardi di dollari. Mentre il costo crescente della guerra potrebbe avvicinarsi ai 100 miliardi di dollari, a seconda della sua durata, valuta ancora la rivista economica americana. Cifre da capogiro sulle quali gli elettori Usa potrebbero presentare il conto al commander-in-chief nelle elezioni di novembre.
Un missile su base italiana
«Un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime, nè feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal comandante del Covi». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto.
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