Gilla Band – Pugnello | Indie For Bunnies
Non mollano di un millimetro i Gilla Band e dopo un decennio passato a ridefinire canoni e confini della musica rock moderna rilanciano con “Pugnello” quattro anni dopo “Most Normal” del 2022. Un disco altrettanto duro, schietto e personale quello suonato e prodotto da Dara Kiely, Alan Duggan Borges, Daniel Fox e Adam Faulkner.

Un album dove il ritmo raramente si abbassa tra chitarre e sintetizzatori che fanno da sfondo a ricordi d’infanzia, incubi, ossessioni, con la diagnosi di schizofrenia ricevuta da Kiely e il suo rapporto tormentato con la figura paterna affrontati di petto in “Alogia” e “Giraffe”.
L’inizio di “Pugnello” è rumoroso, caotico, emotivamente devastante con i riff di chitarra martellanti di “The Angelus”, il feedback urticante, il cantato surrealista, sonorità che diventano post punk in “Placeholder” e nella già citata “Alogia”. Sale la tensione con “Three Hands Clapping” minimalista e pungente come “Jacobsons”.
Sintetizzatori grandi protagonisti insieme alla drum machine dal ritmo ossessivo e implacabile, simile l’atmosfera di “The Megazord” ma ancora più ruvida e assillante. Angoli acuti, non smussati nemmeno in “Computer Sadness” che ben rappresenta l’alienazione da nuove tecnologie o la già menzionata “Giraffe”.
Cambi di ritmo e adrenalina in quarantadue minuti che trovano la luce nel buio, con un finale catartico affidato a “Crisp Pop” e “At The Gallop” il brano più sperimentale e elettronico. Dublino nelle mani dei Gilla Band ricorda Gotham City anche se “Pugnello” sembra ancora una volta una lotta contro se stessi più che con la realtà circostante, battaglia da cui il quartetto esce vittorioso.
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