Giallo di Pietracatella, si indaga anche su tensioni familiari | isNews
Per risolvere il caso dell’avvelenamento da ricina di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, gli investigatori starebbero scandagliando la vita privata delle persone coinvolte. Atteso nuovo sopralluogo nella casa sotto sequestro
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, per risolvere il caso dell’avvelenamento da ricina di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, gli inquirenti indagano anche su possibili tensioni familiari, in particolare tra una delle vittime e una parente.
Gli investigatori della Squadra mobile non escludono nessuna pista e per questo starebbero scandagliando anche le vite private delle persone coinvolte, alla ricerca di eventuali relazioni sentimentali passate.
Nel frattempo proseguono gli interrogatori di parenti e amici della famiglia Di Vita, chiamati in Questura come persone informate dei fatti, in attesa che Gianni e la figlia Alice vengano nuovamente sentiti. Risposte si aspettano anche dai controlli sui dati estrapolati dal cellulare della diciottenne, sorella di Sara e figlia di Antonella, operazione effettuata ieri e che richiederà comunque diversi giorni.
Attesa anche per il nuovo sopralluogo della casa di Pietracatella, dove questa volta gli investigatori guidati da Marco Graziano e la Polizia scientifica entreranno per cercare eventuali tracce di ricina, tra resti di alimenti e stoviglie presenti in casa.
Nella giornata di ieri, intanto, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che indaga per duplice omicidio premeditato, si è recata all’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia, per parlare con il direttore, il professore Carlo Locatelli.
Nelle ultime ore si era parlato dell’affidamento di una nuova consulenza. “Non abbiamo ricevuto ulteriori incarichi per le analisi né sui campioni di sangue né sul cibo”, ha però precisato Locatelli. “Il nostro lavoro è terminato qui”, ha detto riferendosi alla relazione di 35 pagine inoltrata in Procura lo scorso 23 aprile, che ha confermato la presenza della ricina nel sangue delle due donne.
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