Economia

“Food delivery” per avere più tempo da dedicare a sé stessi


Altro che soluzione emergenziale da frigo vuoto o da imprevisto dell’ultimo minuto: il servizio di ‘cibo a domicilio’ entra nella sua fase di maturità e, con una media pro-capite di 1,5 ordini a settimana, diventa parte integrante della routine quotidiana degli italiani. A rilevarlo una ricerca sulle nuove valenze del ‘food delivery’ condotta nel mese di ottobre 2025 da Toluna per conto dello specialista del ‘cibo a domicilio’ Just Eat che ha coinvolto un campione rappresentativo di mille persone dai 18 anni d’età in su. In particolare, si ordina quando non si può uscire (45% del campione) ma anche per provare piatti nuovi e cucine di altri Paesi (33%) o per mangiare al di fuori degli orari convenzionali (24%). A guidare le scelte degli e-consumer sono, invece, gusto (47%), pancia (30%), cervello (13%) e occhi (11%) oltre a velocità (50%), costi di consegna (47%) e prezzi (45%). Il 46% del campione ammette, inoltre, di essere influenzato da serie tv o film mentre il 57% dei rispondenti non fa mistero di aver ordinato una ricetta trovata sui social network. Non mancano, peraltro, i millantatori: quasi 4 intervistati su 10 ammettono di aver spacciato almeno una volta nella vita un piatto da asporto per una propria creazione.

Per anni considerato una manifestazione di pigrizia, il ‘food delivery’ è diventato nel 57% dei casi un piccolo gesto di cura personale, parte di un rituale complesso comprendente, tra gli altri, film in tv, plaid, candela profumata ecc. Il tutto da vivere all’insegna del relax e della gratificazione sensoriale. Sempre più evidente, altresì, il proposito di mangiare in modo consapevole, il cosiddetto ‘mindful eating’, che porta alla riscoperta di alimenti come matcha, kefir e cibi fermentati, protagonisti di un aumento delle ricerche online superiore al 50% negli ultimi 2 anni. Tali e tante sono ormai le implicazioni del ‘cibo a domicilio’ da rendere assolutamente verosimili le stime formulate da Grand View Research che prevedono una crescita del mercato italiano da qui al 2030 nell’ordine del 4,8% annuo, raggiungendo quota 1,8 miliardi di dollari.


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