fine di un accampamento abusivo
Era ancora buio quando, mercoledì 4 marzo, i lampeggianti blu della Polizia Locale e della Polizia di Stato hanno squarciato il silenzio di via Teano, nel cuore del Municipio V.
Lì, dove per anni si era radicato un insediamento abusivo fatto di baracche, roulotte e rifugi di fortuna, è iniziata l’operazione di sgombero che i residenti attendevano da tempo.
L’area, un tempo parte dei cantieri della Metro C di Roma, era rimasta in stato di abbandono e degrado dal 2019, trasformandosi progressivamente in un “buco nero” tra via di Villa Santo Stefano e i binari della metro stessa.
Tra roulotte e baracche
All’arrivo degli agenti del Gruppo V Prenestino, la scena è quella consueta di marginalità urbana: trenta persone sorprese nel sonno tra tende, roulotte fatiscenti e rifugi improvvisati. Quattordici di loro, tutti di nazionalità romena, sono stati denunciati per invasione di terreni.
Ma lo sgombero non è soltanto un’operazione di ordine pubblico: è il tentativo di restituire dignità e sicurezza a un quartiere che da troppo tempo convive con il degrado.
Il paradosso della Metro C
Dietro il degrado si cela un groviglio burocratico tutto romano. Quei terreni erano stati al centro dei lavori per la Metro C, conclusi nel 2019, e formalmente restituiti ai proprietari privati. Da allora, però, i privati non hanno mai esercitato il possesso.
Il risultato? Un vuoto di controllo rapidamente colmato da sversamenti illeciti di rifiuti e, negli ultimi due anni, da un accampamento sempre più radicato.
Il Minisindaco sul campo: «Ora tocca ai privati»
Sul posto c’erano anche Mauro Caliste, presidente del Municipio V, e l’assessore all’Ambiente Edoardo Annucci, che hanno seguito ogni fase del blitz. «Lo avevamo promesso ai cittadini e lo abbiamo ribadito in Prefettura: questa proprietà doveva tornare nelle mani di chi ne ha il titolo», ha spiegato Caliste.
Tuttavia, togliere tende e roulotte non basta. Il terreno è ancora una distesa di rifiuti accumulati in anni di abbandono. «Ora è urgente il ripristino dei luoghi – ha aggiunto il minisindaco – Lo Stato ha fatto il primo passo liberando l’area, adesso spetta ai proprietari recintare, bonificare e riqualificare, per evitare che tra poco tempo la prima roulotte torni a varcare quel confine invisibile».
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