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Femminicidio Lorena Isceri, la telefonata al 112 e la frase detta al compagno

“Ti amo, torniamo insieme”. Sono le ultime parole che Lorena Isceri ha rivolto all’ex compagno, l’uomo che da alcune settimane la stava tormentando di messaggi perché non accettava la chiusura della relazione e che, pochi minuti dopo, l’avrebbe uccisa gettandola dal cavalcavia dell’autostrada A1. Lorena non voleva tornare con lui, ha solo tentato di salvarsi la vita. Con quella frase cercava di calmarlo, farlo ragionare, prendere tempo prima dell’arrivo della polizia con cui era al telefono da venti minuti, che intanto ascoltava attentamente ogni parola e ogni rumore cercando di localizzare l’auto. Poi, il silenzio. Quaranta minuti dopo anche l’uomo è morto lanciandosi dallo stesso ponte.

Quando giovedì scorso, poco dopo le 14, arriva la chiamata di emergenza al 112, dall’altra parte della linea si sente la voce di una donna, impaurita, ma comunque lucida. Racconta di essere stata aggredita in garage, picchiata e poi sequestrata dall’ex fidanzato, di cui riesce a fornire il nome e l’età. Ipotizza anche cosa, di lì a poco, le sarebbe accaduto. “Mi ha aggredito in garage, mi ha picchiato e mi ha sequestrato”, dice. “È stato il mio fidanzato, si chiama Federico, ha 36 anni. È da dieci minuti che sono in macchina – continua -. Non so dove stiamo andando. Io penso che lui mi voglia portare a casa sua”, così Lorena procede a fornire l’indirizzo di casa di Federico Vella, in zona Galluzzo, a Firenze.

Probabilmente i dieci minuti che lei indica sono sbagliati, ma si è risvegliata in un bagagliaio, ferita, con mani e piedi legati e al buio. È riuscita a trovare il suo telefono nello zaino, che l’ex, Federico Vella, aveva lanciato insieme a lei in auto, ma il segnale va e viene mentre la vettura percorre l’autostrada. Poi, a un certo punto, la situazione cambia. La macchina si ferma. Il bagagliaio viene aperto. Dall’altra parte della linea gli agenti possono ascoltare senza intervenire, per evitare che l’uomo si accorga della telefonata. In quel momento Lorena, per salvarsi, non lo accusa, non chiede di essere liberata e lasciata andare, cerca di riportarlo dentro la relazione appena finita. “Federico, ma cosa fai? Io ti amo, non ti preoccupare, torniamo assieme”. Vella, però, richiude il portellone e riparte. Questa conversazione, rimasta registrata, è oggi uno degli elementi centrali dell’inchiesta della Procura di Firenze. Gli investigatori stanno cercando di stabilire con precisione cosa sia avvenuto nei minuti successivi e quanto tempo sia trascorso tra quella prima sosta e l’arrivo al viadotto.

Per comprendere come si sia arrivati all’aggressione occorre tornare alle settimane precedenti. Lorena aveva deciso di interrompere la relazione lo scorso agosto, dopo aver scoperto diversi tradimenti attraverso alcune conversazioni. La rottura, tuttavia, non aveva chiuso definitivamente il rapporto tra i due, che secondo quanto riferito da familiari e amici, sarebbe continuato a causa di Vella, con messaggi e telefonate sempre più insistenti. Il comportamento possessivo e la gelosia dell’uomo erano già stati notati durante la relazione. Chi conosceva la coppia racconta di episodi in cui Vella reagiva male quando altri uomini si avvicinavano a Lorena.

Il padre le aveva più volte consigliato di denunciare, e anche un’amica aveva insistito perché si rivolgesse alle forze dell’ordine. Lorena, però, continuava a sperare che la situazione potesse risolversi senza dover arrivare a quel passo, pur avendo comunque chiesto assistenza a un legale. La notte precedente al femminicidio, la donna aveva parlato a lungo al telefono con il padre: una conversazione che, secondo il racconto dell’uomo, si era conclusa con l’ennesimo invito a denunciare. Poche ore più tardi, sarebbe arrivato l’agguato che le è costato la vita.


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