Abruzzo

Famiglia nel bosco,


È fissata per martedì 16 dicembre l‘udienza ‘documentale’, con la trasmissione degli atti per via telematica, sull’immediato futuro dei bambini della “famiglia nel bosco” di Palmoli. L’obiettivo dei genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, è riuscire a ottenere un passo indietro sull’ordinanza con cui, ormai quasi un mese fa, il tribunale dei minorenni dell’Aquila ha sospeso la patria potestà e dispoto il conseguente allontanamento in casa famiglia dei loro tre figli minorenni. 

 

La speranza è che i tre piccoli tornino a casa per Natale. Gli avvocati della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, sono pronti a consegnare alla Corte d’appello memorie e documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia che, ad oggi, sarebbe non solo pronta ad adeguare la casa di Palmoli, ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale. Una decisione dei giudici, però, non appare così scontata, almeno a breve. 

 

La Corte d’Appello, infatti, ha tempo fino al 27 gennaio (a due mesi dalla presentazione del ricorso) per prendere una decisione. Nel frattempo sul caso pende ancora il giudizio del tribunale dei minorenni, che il 4 dicembre scorso si è riservato dopo aver ascoltato le parti in udienza. 

 

Da parte della “famiglia nel bosco” si registra comunque un netto cambio di paradigma rispetto a quanto avvenuto nei 13 mesi che hanno indotto gli assistenti sociali a redigere le relazioni che hanno portato alla contestata ordinanza. Un ostacolo verso il ritorno a casa, però, potrebbe essere rappresentato proprio dalla scolarizzazione dei bambini, costantemente monitorati nella casa famiglia di Vasto. 

 

Secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, infatti, i minori “non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto” e la più grande, di otto anni, “sa scrivere il suo nome sotto dettatura”. Un giudizio che, di fatto, smentisce quanto affermato da una scuola di Brescia che aveva certificato il grado di istruzione dei bimbi. 

 

“È evidente che faremo anche noi le nostre valutazioni – ha replicato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara che, proprio nei giorni successivi al clamore mediatico aveva richiamato l’attestato della scuola lombarda – ma il ministero si attiene a quelle che sono le certificazioni ufficiali delle scuole che hanno rilasciato questi documenti”. Ed è proprio l’istruzione parentale il tema sul quale si infervora la polemica politica, sulla scia delle dichiarazioni al vetriolo del vicepremier Matteo Salvini, lanciate domenica 14 dicembre dal palco di Atreju. La Lega ha presentato una proposta di legge per “valorizzare la libertà di scelta educativa, sancita dall’articolo 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori il diritto e il dovere di istruire ed educare i propri figli”. 

 

Al contrario, Avs ha annunciato un’interrogazione parlamentare diretta a Valditara, definito “ministro della Propaganda del suo capo Matteo Salvini” affinché spieghi “com’è possibile che la bambina abbia superato gli esami annuali di idoneità che consistono in una prova scritta di italiano, una di matematica e un colloquio, se sa a malapena scrivere il proprio nome?”. Domande a cui cercheranno di rispondere anche i giudici dell’Aquila.

 

 


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